Umberto Leonetti

Sull'uomo e l'artista
Note biografiche a cura di Angelo Viti

1951 - Umberto Leonetti nasce a Napoli il 15 Gennaio.
E' ricordato come un ragazzino estremamente sensibile, timido ed emotivo, molto intelligente e con spiccata tendenza all'inventiva.
Inizia a dipingere intorno ai sette anni, e giovanissimo, riproduce con molta fedeltà opere di autori rinascimentali e di maestri dell'impressionismo francese.
Manifesta contemporaneamente l'inclinazione per gli studi umanistici, per le ricerche nei vari campi, per le scoperte e le invenzioni di natura artistico-elaborativa.

1968 - Espone i suoi primi dipinti alla IV Ed. della Biennale Italiana d'Arte Sacra e viene invitato a partecipare alle prime collettive organizzate dal critico napoletano Guido della Martora.
Inizia lo studio dei classici letterari. Iscritto all'Istituto d'Arte di Napoli, matura ben presto sotto la guida affettuosa dei suoi maestri Waschimps e Cajati. Il primo gli comunica i contenuti fondamentali dell'arte e lo indirizza su quella che sarà la strada specifica dei suoi studi successivi.
Cajati lo spinge alla ricerca nelle varie forme artistiche ed alla conoscenza come base per un lavoro segretamente introspettivo.
Di Waschimps i contenuti latenti espressi nella serie delle sue opere "Il Marat Viola" , "Il Marat Bianco" ed "Il Marat Nero", furono dal nostro A. ampliati ed integrati nei loro aspetti di studi e ricerche alchemiche nelle successive "Opera al Nero" e "Opera al Rosso" e tutta la serie delle opere associate a questi temi.

1969 - Proseguono le mostre collettive e personali con la famosa serie di opere ispirate al tema della "Caduta degli Angeli".
Delle sue opere di quel periodo, il saggista e critico d'arte Bruno Lucrezi scriveva:

...La materia pittorica si raggruma e rapprende, se osservata da vicino, in una corposità densa; ma poi, alla resa complessiva, si spiana stranamente in una sorta di levigatezza sfumata (...) suggestivi in alcuni suoi dipinti certi particolari in cui il dato oggettivo si risolve in una sintesi puramente ritmica e tonale. In altre composizioni la rappresentazione del reale diventa allusiva fino all'astrazione, (...) e ti trovi di colpo immerso in un'atmosfera da interno Kafkiano. Ed in altre sue cose ancora, di notevole dimensioni, per una sorta di gioco illusionistico succede che da un mondo lontano, sfocato, ti vengono incontro, per entro superfici tagliate decisamente, certe presenze oggettuali che quasi t'aggrediscono. E la luce trapassa e sbalzi dall'incerto al nitido, sino ad una chiarità abbagliante che dà al particolare ingigantito la forza quasi surreale d'un fatto emozionale che, tu senti, non è altro che la presa di possesso, violenta, ossessiva d'un particolare del mondo su cui l'attenzione dell'artista si è concentrata. (Pensate alla tecnica narrativa di un Moravia): e allora quel particolare, da veduta diventa visione: diventa esso stesso, in quel momento, il mondo. (...)
Sintomatico e rivelatore il tema degli angeli (quasi un leitmotif): angeli caduti o dalle ali spezzate ... Angeli-uomini, o Uomini-angeli: ma in cui l'umano è pur sempre al centro di questo Universo inquieto ed inquietante...".

1971 - 1972 - 1973 - 1974 - Dipinge "Forze spirituali attive nel mondo della natura" di cm. 220x146, "Il mio giardino" di cm. 220x220 "Il genio delle messi" di cm. 150x275, "Studio sulla evoluzione della Terra" di cm. 150x275.
Queste ed altre opere risultano esposte per la prima volta nel maggio del '79 in una mostra personale allestita nella Galleria d'Arte "Forum Artis" di Copenaghen e, successivamente, nella Galleria d'Arte Moderna "De Profundis" di Hermand Livgård in Nyborg Danimarca.
Recensioni di queste mostre sono state pubblicate da "Ugeavisen", Odense, "Fyens stiftstidende", "Morgenavisen Jyllands - Posten" dei mesi di aprile e maggio di quell'anno insieme a riproduzioni di piccoli dipinti di folletti, elfi e figure fantastiche ora nelle collezioni Livgård, Odense Danimarca, Marschall, Frybourg, Gunnar Marek, Copenaghen, Mario Nati del Denmark Kulturinstitute, Gilles Mc Donald, Filadelfia, ed altre collezioni europee ed americane.
Con le opere "Androgino" di cm. 140x200, e "Ciclo Vitale" di cm. 148x275, l'A. manifesta in maniera concreta i primi interessi verso la ricostruzione dell'essere interiore. Avvia gli studi su Platone, e, concentra la sua attenzione sui testi in cui sono accennati gli elementi di base delle successive ricerche sulle oggettivazioni, (il Fedro, in particolare), ed i teoremi alchemici sui processi integrativi dell'uomo (androgino platonico).
Paolo Ricci, in un suo breve saggio sulla pittura dell'A. scriveva:

"..,Ricordo di aver visto, anni fa, nello studio di Leonetti a Posillipo, opere imbevute dello spirito liberty e realizzate col piacere dell'autonomismo decorativo, dove predominavano i motivi naturalistici e l'interpretazione gioiosa della natura vista come spettacolo fine a se stessa... Ora, invece, l'Artista, impegnato nella ricerca ipersensibile, tende alla identificazione delle forme in senso metafisico... la cui matrice è da ricercare in Blake e, per spaziare nell'ambito della pittura simbolista, di Redon, o, per restare in casa nostra, di Edoardo Pansini..."

1975 - Si organizza la prima grande rassegna, alla Galleria d'Arte Moderna Schettini, con circa un centinaio delle sue opere più grandi, tra cui un olio su tela di cm. 146x222 dal titolo "Per una ricerca attiva di noi stessi", pubblicato per la prima volta sulla rivista "Uomini e Idee" dell'Aprile '75 dalla Schettini Editore, e ora nella collezione Livgård.

1976 - Seguono studi su Aristotele e le prime effettive ricerche sulle modalità operative dei processi integrativi (materia e forma-effetto di causa della energia indifferenziata e della sua direzione esplicativa).

1977 - 1978 - Dipinge le opere: "Mondo iperuraneo" e "l'Angelo Caduto".
Sente con maggiore coscienza il peso della materia che grava sulla propria individualità interiore, ed avverte la necessità di liberarsi dagli ostacoli materiali limitanti e muove i primi passi nella ricerca dell'io incontaminato.

1979 - Dipinge i primi autoritratti e "Omaggio ad Ariel"; inizia gli studi per la produzione di opere che non hanno riferimenti stilistici, operativi, o di soggetto, esterni a se stesso, ed avvia coscientemente il tentativo di visualizzare pittoricamente ciò che è effettivamente nella sua interiorità.

1980 - Seguono vari "Genii ed entità simboliche", tra cui "Il Satiro", "Il Genio Solare", "Amunine Bne Aben", questi ultimi acquisiti nella collezione George Askoxilakis di Creta.
Partecipa, insieme ad altri artisti tra cui lo scultore Gineba di Sant'Eufemia di Brescia, ed a galleristi e critici d'arte, alla trasmissione settimanale "Tavola rotonda sui problemi artistico-culturali" in onda in diretta su Telepadana 1, di Montichiari dove rilascia le prime dichiarazioni sui suoi studi e ricerche metafisiche.
Conosce Rinaldo Reale, a quel tempo impegnato negli studi di scienze politiche all'Università di Napoli, e con lui stabilisce un rapporto di profondo affetto fraterno determinato dagli stessi interessi culturali e di ricerche sull'alchimia.
Reale diventerà in seguito un sostenitore sincero e più appassionato delle opere dell'A. tanto da iniziare la stesura di un testo, di cui oltre alle note introduttive sulle opere propone uno studio approfondito sugli aspetti allegorici, analogici e magici delle opere citate.
Intanto si organizzano altre sue mostre personali a Roma, (Galleria l'Albatros di via del Babbuino), a Firenze, (Palazzo Ricasoli), a Verona, a Palermo, a Napoli i galleristi Ammendola organizzano la seconda più importante rassegna nella loro galleria d'arte "Mediterranea" con grandi opere provenienti in massima parte dalla collezione privata dell'A., tra cui le famose "Opera al Nero" e "Opera al Rosso" ora nella collezione privata di M. Speranza. E' in questo periodo che l'A. avverte la necessità di proseguire le sue ricerche con metodi diversi; infatti il sistema della oggettivazione nei confronti della propria psiche nell'arte (contenuti latenti, sovrastrutture psichiche non ancora rimosse, ecc.) non gli risulta più efficace: al di là della coscienza dei propri limiti, emerge la necessità del superamento degli stessi: "l'Opera al Nero" e "l'Opera al Rosso", sono, infatti, dall'A., ritenute oltre che fasi operative, anche metodi.
Del resto è l'A. stesso che spiega "...Cosa mai si può dipingere in un periodo della propria esistenza dove tutto l'essere è teso come un arco a raggiungere il proprio io e ad aggiungere ad esso anche un solo granello di preziosissimo oro (coscienza di nuove leggi, nuovi teoremi, "Io" più potente e maggiore lucidità e creatività?). E' la fase dell'attrazione verso la Luce, la Libertà, l'Intelligenza delle cause e degli effetti. Ma ciò può essere solo intuito istintivamente giacché in queste fasi vengono automaticamente a cadere i parametri di confronto ed i riferimenti col mondo esterno, ed inizia il lunghissimo, penoso cammino nel cunicolo nero ed opprimente che porta improvvisamente ad aprire dopo varie peripezie quella porta, l'ultima".

1981 - Nella ricerca dell'individualità, "Individualizzazione dal Caos", l'aiuto più efficace gli viene dallo studio dei classici della psicoanalisi (Freud e Jung) in cui si tematizzano le varie profondità della psiche (Freud), da cui gli stessi impulsi partono, e lo studio dei fondamenti dell'inconscio collettivo (Jung).
...Ma, - prosegue l'A. - capita sempre di aprire quella porta?... Io non ne conoscevo l'esistenza e per questo negli anni successivi ne avevo cercato i riferimenti nella mitologia greca, in quella nordica, nello studio delle Sacre Scritture ed in tutto ciò che di codificato permaneva nelle tradizioni".

1982 - 1983 - 1984 - Prendono corpo così le opere di "Weber", "La Fr+ di Myriam", "l'Ibis", "Il risveglio di Brynnhilldr"; in questo periodo, in un'intervista in diretta su Rete Azzurra, condotta dal giornalista e critico d'arte Maurizio Vitiello, l'A., insieme allo scrittore Lucio Camporeale, autore di uno studio sulle tesi Kremmerziane in rapporto alla Scuola Pitagorica, rilascia le prime dichiarazioni sulle sue ricerche in relazione alla sua pittura.
Dipinge ancora: "I Carmi della Volluspa", "Le figlie del Reno", "Siegmung e Sieglinde", "Il Parzival", "Il Re Pescatore" (coll. Askoxilakis), "I Cavalieri del Graal" (coll. Mediterranea), "Fotide e l'asino", "Brunnhilde e Sigfrido" (coll.ni napoletane) "Le Walchirie" (coll. N. De Sefano), ed altre opere.
Si moltiplicano intanto le rassegne, tra cui l'esposizione nella "Galleria Civica Palazzo di Città" di Campobasso dove in un'intervista in diretta televisiva l'A. risponde in maniera dettagliata a specifiche domande sull'arte e l'alchimia.

1985 - Ma agli inizi dell''85 proprio con l'attenzione dedicata ad uno studio comparato del "Ragnarökkr (termine in lingua nordica del Crepuscolo degli Dei" della mitologia nordica) e del Rito del Primo Circolo di Kons" (rito magico tramandato dalla tradizione degli antichi Caldèi - sacerdoti egizi - che operavano in marzo per propiziare nel bene il ciclo dell'anno a venire), l'A. si rese conto di essere entrato in una fase differente del suo lavoro.

Infatti, - egli scrive - :"...sentivo più che mai la necessità dei grandi spazi, delle superfici infinite, della totale indipendenza dalle forme codificate nelle strutture di qualsiasi genere, della necessità di utilizzare materiali di resa più immediata: ed arrivai così alla produzione della serie degli acrilici che in breve riassumevano la conoscenza dei fenomeni cui ero pervenuto. In questo periodo la mia attenzione veniva catturata dalle possibilità che un nuovo codice pittorico poteva offrire alla fruizione dell'opera d'arte. In realtà il programma di ricerca verso la meta ultima, consisteva, per me, nel depurare il passato da quelli che erano i compiacimenti del mio operato sia psichico che pittorico e riassumerne i valori effettivi mediante una sintesi: e così, seguendo gli impulsi del momento rivisitai in maniera più diretta le tappe più importanti per cui iniziai la serie con uno studio sulla "Genesi" che realizzai su vari fogli di carta messi assieme: seguì la serie delle "Immagini Speculari", in cui partendo dal primo principio, esposto nella "Genesi", le stesse immagini si arricchivano di elementi e codificazioni di processi che sinteticamente riprendevano il cammino da me fatto nelle opere ad olio, per arrivare ad una nuova sintesi del processo integrale delle trasformazioni esposto nel "Crepuscolo degli Dei", realizzato con tecnica mista.
In questo molto proficuo periodo di lavoro
- è sempre l'A. che ne parla - ...sorse spontaneo elaborare una teoria personalizzata sul fine dell'opera d'arte, e cercare di concretizzare in linguaggio sintetico ed appropriato questa per me nuova modalità di esprimersi nell'arte".

I caratteri essenziali cui accenna l'A. si possono sintetizzare in: Un linguaggio sintetico espresso per simboli nelle forme e nei colori.
Nel periodo degli olii questo modo espressivo l'A. lo manifestava senza alcuna intenzionalità. Divenendo negli anni più cosciente ed avvicinandosi con una maggiore determinazione ad una coscienza più vera, l'A. utilizza con specifiche finalità il mezzo espressivo (olio, acrilico, tempera o inchiostro).
Diventa consapevole della possibilità - così si esprime l'A. - ...che un linguaggio subliminale possa essere più direttamente recepito dalle coscienze, che, altrimenti, sarebbero più o meno ostacolate dalle prossimità materialistiche dell'essere.
Parte della collezione degli acrilici tra cui "Il Crepuscolo degli Dei" e la "Genesi", opere dal significato specificamente alchemico, furono esposte nell'anno successivo in una rassegna d'arte organizzata dalla galleria Sanvitale di Bologna.
Si associa in quel periodo ad un altro artista, fiorentino, compositore di musica sperimentale elettronica, Luciano Dari, col quale trova vaste concordanze nelle procedure creative ed artistiche. Dari pubblica vari albums, il primo dei quali corredato da un volumetto con un suo testo personale che spiega:

L'organismo umano nella sua integrità psicofisica, produce tutte le sostanze necessarie al suo sviluppo ed al suo mantenimento in relazione al nutrimento che riceve dall'esterno e che elabora trasformandolo in varie forme di energia.
Questa materia viene dunque elaborata dal cibo, dall'aria ed anche dalle impressioni psichiche. Infatti senza cibo non potremmo vivere a lungo, senz'aria solo qualche minuto, mentre l'interruzione completa del flusso delle impressioni psichiche si associa con la morte fisica.
In particolare, le impressioni psicofisiche assorbite sotto forma di suoni, visioni, odori, ecc., stimolano una quantità di vibrazioni indispensabili alla vita, alla realizzazione ed alla necessità dei corpi superiori. Spesso l'impatto con una impressione non classificabile può costituire l'elemento di risveglio, necessario alla stimolazione ed alla continuazione del processo di crescita, che altrimenti si arresterebbe. Quindi nell'organismo umano, proprio come in un laboratorio chimico, (e la scienza alchemica ne è una desunzione allegorica), l'assunzione del contenuto informazionale delle impressioni periferiche crea i presupposti necessari per la nascita, la crescita e lo sviluppo dei corpi interiori, con un procedimento del tutto simile allo sviluppo del corpo fisico.
Codesto procedimento richiede un notevole sforzo "cosciente" affinché, producendo sostanze più fini, si avvii una trasformazione e quindi una crescita. L'organismo, cioè, nella valutazione che fa dell'impressione percepita, determina uno sforzo ed in questo modo osserva se stesso in modo da raddoppiare l'intensità dell'impressione ed immagazzinare energia. Così, attraverso l'applicazione di tecniche appropriate, è possibile ottenere lo sviluppo di un corretto funzionamento e mantenimento dell'apparato dei centri interiori di cui le manifestazioni più note sono esperienze estatiche, mistiche, percezione di luce interiore e quindi possibilità creative.
Generalmente una produzione artistica è il processo in cui concentriamo e trasformiamo un certo tipo di energia; questo può avvenire in maniera più o meno completa e cosciente, a secondo del nostro livello di crescita.
L'arte è anche un mezzo per visualizzare questo stato interiore e misurare le proprie esperienze; spesso invece assume ruoli completamente diversi ed inefficaci.
Quindi, in particolare, la musica non può essere considerata un semplice elemento di svago e di piacere, essa non deve distogliere l'ascoltatore, bensì metterlo in condizioni di poter compiere quello sforzo di crescita cosciente".

1986 - 1987 - 1988 - Negli anni immediatamente successivi, l'A. riprende il lavoro con la tecnica ad olio; dipinge, infatti "Studio sull'Albero della Vita", "Viaggio dal Centro della Terra all'Ibis", vari studi sulle "Trasformazioni", ed ancora produce opere con tecniche diverse come "La Coniuctio" ed una seconda "Opera al Nero" o "Sdoppiamento" realizzate su tela con tecnica mista di acrilici tempera ed olio.
In seguito l'A. sembra polarizzare il suo interesse verso la grafica, ed in particolar modo sulla tecnica della linoleumgrafia.
Si può però orientativamente stabilire che, con la fine dell'anno '85 ed il progressivo esaurirsi della serie degli acrilici, l'A. delineava un nuovo modo di intendere, concepire e realizzare l'arte: l'arte sub-liminale, appunto, tendente ad imprimere sinteticamente sulle anime, ed in modo più diretto, una maggiore coscienza dell'Assoluto.


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