LA FORMAZIONE DEGLI OPERATORI

"Inspirare/espirare, questo posso fare, quando sono fortunato sento l'umido del mare..."

Da "Aria" di Daniele Silvestri

La cooperativa "Sensibili alle foglie" ha collaborato al progetto nell'ambito dei corsi di formazione per gli operatori del progetto mettendo a disposizione un patrimonio di riflessioni maturato in molti anni di lavoro svolto internamente ed esternamente al carcere. Anni spesi per la comprensione delle dinamiche d'identificazione in presenza di stimolazioni estreme.

Tra le forme possibili della condizione umana, quelle reclusive si collocano a buon diritto tra le situazioni estreme. Ma queste zone estreme dell'esperienza umana sono anche feconde di risorse inattese. A fondamento dello sguardo sulle reclusioni, tuttavia, solitamente c'è un'epistemologia spersonalizzante, che cancella una persona appiattendola ad un reato, una categoria psichiatrica o ad una stigma ghettizzante. A seguito di questo sguardo ogni intervento si dispone ad una azione correzionale. Il presupposto da cui il gruppo muove, confortato dal lavoro di ricerca fin qui svolto a partire dall'esperienza diretta, rimette al centro la persona illuminando una zona oscura solitamente sacrificata, che è quella delle risorse vitali cui le persone attingono per non morire. Risorse delicate da incoraggiare e far sbocciare finchè giungano a consolidare un patrimonio di autostima e di talenti ad esse congeniali, spendibili nel concreto interesse della persona e del più ampio contesto sociale che essa potrebbe raggiungere ed arricchire. Il cambio di prospettiva del nostro sguardo ci pone a considerare le persone recluse come de-istituzionalizzanti.

"Poi ci portarono alle docce. La parola doccia non ci faceva paura. Mentre rabbrividivo sotto l'acqua gelata sentii un tonfo. Una donna giaceva per terra. Era una giovane tedesca arrivata chissà come con noi. Si era avvelenata".

Così Settimia Spizzichino descrive il suo ingresso ad Auschwitz e la morte dopo la marchiatura di una sua compagna di prigionia.

Ergastolo, manicomio giudiziario, ospedale psichiatrico, campo di concentramento: istituzioni nelle quali si viene reclusi contro la propria volontà. Tutte queste istituzioni hanno la caratteristica di esercitare un controllo assoluto dello spazio, del tempo e della quantità

 

 

DESPINA

E' la cittą che si oppone a due deserti; quello del mare e quello di sabbia, e ognuno che arriva da sponde diverse crede di abitare una cittą differente a secondo del deserto cui si oppone.

e qualità di relazioni che può vivere la persona internata. In tutti questi istituti la reclusione è innanzitutto un'azione, l'azione di un potere che "chiude via" una persona contro la sua volontà.

I Masai, i Fulani, gli Aborigeni Austrauliani e altre popolazioni amerinde ed esquimesi , avendo una diversa percezione del tempo e vivendo pienamente nel presente, immaginerebbero non appena reclusi, che tutti i giorni a venire sarebbero nient'altro che la ripetizione del giorno che li sta facendo soffrire. Quest'idea insopportabile li stroncherebbe, inducendoli alla morte nell'istante della carcerazione.

"Lui era uscito dal carcere, lei, ancora giovanissima si era innamorata. Fecero insieme una rapina, inseguimento, sparatoria. Furono catturati. Abbandonata la famiglia, strappata al suo amore, senza nessun appiglio, in un mese morì. Smise di parlare, poi di mangiare, poi di bere.

L'istituzione totale è quindi un'istituzione mortale.

Con l'atto violento dell'internamento la persona viene uccisa tre volte