ALCUNI RISULTATI

I beneficiari dell'intervento, tutti di età adulta, hanno avuto un'esperienza con il mondo del lavoro e della formazione che ha inciso negativamente sulla loro crescita. Questa esperienza li ha segnati in maniera profonda. Le difficoltà e le problematiche degli utenti del progetto sono risultate complesse perché essi si sono trovati di fronte alla scelta del cambiamento: la rottura definitiva con gli schemi, la cultura, i comportamenti, le esperienze di vita maturate fino all'ingresso in carcere. Pertanto non è stato ipotizzabile un intervento di tipo classico, ma è stato necessario tener conto di questi problemi nel percorso formativo, immaginando un intreccio continuo con il "sistema della motivazione".

Con questo sistema si sono individuati percorsi che hanno incontrato i problemi dei partecipanti sul versante del loro vissuto personale, delle difficoltà relative ad una modifica degli stili di vita, le difficoltà relazionali, la rottura delle abitudini. In questa fase si è intervenuti su situazioni individuali recondite e discrete ed essa è stata effettuata con interventi di gruppo ed individuali, per conoscere i problemi profondi delle persone coinvolte, recuperare un rapporto di fiducia e conoscenza reciproca.

Per quanto riguarda l'aspetto più propriamente di formazione ­ lavoro si è mirato all'acquisizione di una cultura del lavoro in una dimensione collettiva personalizzata precipua delle imprese artigiane, in cui i rapporti lavorativi sono basati innanzitutto su relazioni di fiducia e di collaborazione sia tra i dipendenti che tra questi ultimi ed il titolare.

Per valutare il percorso formativo e motivazionale dei beneficiari del progetto è necessario partire dalla considerazione che la scelta a cui i soggetti sono stati chiamati richiedeva uno stravolgimento degli schemi di vita precedentemente seguiti. Essi hanno aderito al progetto principalmente per porre fine alla condizione di reclusi, e con il desiderio di reinserirsi in una nuova prospettiva di vita. La consapevolezza della complessità di tale scelta è apparsa in tutta la sua dimensione durante il percorso formativo e motivazionale esterno al carcere. Il lavoro nei gruppi di motivazione è stato prevalentemente finalizzato a superare la paura, naturale, di non farcela ed ad evitare l'angoscia dei soggetti del rischio del fallimento che poteva spingerli ad isolarsi dal nuovo contesto ricercando il rifugio rassicurante nell'ambiente e nei comportamenti precedenti.

Partendo da questa considerazione, quindi, non bisogna valutare soltanto numericamente quante persone si sono inserite nelle aziende in cui hanno effettuato il percorso di formazione, ma è necessario valutare anche i piccoli cambiamenti che sono avvenuti nel loro percorso di vita.

Il progetto Libera ha curato in trenta mesi tre percorsi formativi: due destinati a reclusi 

del carcere di Poggioreale sul tema dell'autoriparazione, ed uno destinato a donne ex detenute o già in misura alternativa alla detenzione sul tema dell'artigianato artistico.

Il primo corso ha coinvolto, compresa la fase sperimentale denominata La Città Invisibile, ventisei soggetti. La prima fase di formazione - motivazione, svolta nel carcere di Poggioreale dal febbraio al luglio 1997, è stata incentrata sulla speranza e sulla paura di intraprendere un nuovo percorso, dominata sempre dal tema della tossicodipendenza che tutti i soggetti avevano come storia pregressa. Tale fase ha visto il coinvolgimento volontario di operatori e di maestri artigiani che con entusiasmo hanno iniziato la sperimentazione del modello che si andava a proporre. L'uscita dal carcere in misura alternativa alla detenzione ha subito messo in evidenza le difficoltà del percorso. I soggetti coinvolti ponevano esigenze immediate: di materiale sostentamento, familiari, logistiche per quanto riguardava il percorso casa - officina - carcere, giudiziarie, esistenziali per quanto riguardava il loro rapporto con la tossicodipendenza. A queste esigenze poste con forza e che spesso erano il frutto di una visione del progetto dal punto di vista assistenziale, un credere che chi è svantaggiato ha diritto a tutto gratuitamente, un atteggiarsi a vittima, si è difficilmente riusciti a far fronte in maniera immediata; alcuni soggetti, in particolare quelli che non erano attori del nuovo percorso che si andava delineando, hanno visto negli operatori del progetto la causa di tutte le loro difficoltà perché questi non riuscivano a dare risposte immediate alle loro esigenze. I risultati del primo corso si possono così riassumere:

nove soggetti sono rientrati in carcere: tre per pene pregresse, sei per non aver ottemperato le prescrizioni sull'uso di sostanze stupefacenti;

dieci sono rientrati in un circuito lavorativo legale: tre nel settore dell'autoriparazione;

sette hanno troncato ogni legame con il progetto appena terminato il regime di misura alternativa.

Il secondo corso ha coinvolto diciassette donne ex detenute o già in misura alternativa alla detenzione sul tema dell'artigianato artistico. Questo percorso è stato affrontato dagli operatori con maggiore esperienza ed è stato più agevole sia perché solo un soggetto coinvolto aveva storie pregresse di tossicodipendenza, sia perché è stato possibile sfruttare la passata esperienza delle donne a lavori di tipo manuale quali il cucito, la manipolazione di oggetti nel campo della ceramica, del cuoio e del vetro. Inoltre, essendo già i soggetti non sottoposti ad un regime di reclusione, la motivazione per aderire al progetto è stata non inficiata dall'utilizzare lo stesso con l'obiettivo principale di uscire dal carcere. La fase di motivazione è stata molto importante, essa ha riportato alla luce i vissuti delle donne. I dolori, le angosce sono stati vissuti in modo collettivo nel gruppo di motivazione

 
 

 

 

MAROZIA

La sibilla interrogata sul

destino di Marozia disse:

"Vedo due cittā, una del

topo una della rondine, 

entrambe cambiano col 

tempo, ma non cambia il 

loro rapporto, la seconda č 

quella che sta uscendo dalla prima."

riuscendo a far riemergere la voglia di vivere e di comunicare. Le storie ed i percorsi effettuati dalle donne costituiscono un bagaglio di esperienza molto importante per il progetto e per quanti vorranno utilizzarne i risultati. La realizzazione delle mostre di Napoli e di Parigi sono state rese possibili dall'entusiasmo con cui le donne hanno effettuato il loro percorso formativo.

Dei diciassette soggetti solo due sono rientrati in carcere per non aver ottemperato alle prescrizioni delle misure alternative alla detenzione, sette sono rientrate in un circuito lavorativo legale, otto hanno costituito una cooperativa sociale nel settore dell'artigianato artistico.

 

Il terzo corso ha coinvolto venticinque detenuti del carcere di Poggioreale sul tema dell'autoriparazione. Diciassette di essi hanno ottenuto, dopo la prima fase di formazione - motivazione in carcere, il beneficio delle misure alternative alla detenzione. Il legame con la tossicodipendenza, anche se pregresso, è risultato essere determinante durante tutto il percorso, ed è stata la ragione per il ritorno in carcere di alcuni soggetti.

Al termine del percorso quattro soggetti risultano ben inseriti nelle officine in cui hanno effettuato lo stage formativo, mentre altri tre sono rientrati in un circuito lavorativo legale.

 

Il lavoro di ricerca e di sperimentazione svolto nell'ambito del progetto Libera ha prodotto una riflessione sul modello formazione - motivazione utilizzato che necessita di un approfondimento con tutti i partner che hanno partecipato affinchè esso possa essere utilizzato come utile piattaforma per il reinserimento sia sociale che lavorativo di soggetti a rischio.