LE STRADE DELL'INNOVAZIONE

Articolo estratto da: Racine - Periodico d'informazione della Struttura Tecnica

di Supporto del Ministero del Lavoro Francese

Articolo a cura di P. Catel ­ direttrice agenzia ANPE - Espace Liberté Emploi

L'articolo che segue presenta delle particolarità che rinviano ai contenuti espressi dall'iniziativa comunitaria EQUAL. In effetti la lotta contro tutte le discriminazioni, la responsabilizzazione fanno parte dei criteri scelti delle future iniziative comunitarie e soprattutto apporta una nota ottimista per la possibilità di integrazione di soggetti allontanati dal lavoro, rivelando come specialmente a livello transnazionale questa iniziativa ha prodotto dei risultati non previsti in materia di cooperazione giudiziaria.

Al di là di questa prima europea si tratta di scoprire come un progetto condotto in un altro Paese dell'Unione Europea può essere trasferito in un contesto differente.

L'agenzia Espace-Libertè-Emploi è una struttura specializzata dell'Anpe ­ Ile de France di Parigi, è formata da una quindicina di persone che operano a livello regionale per il reinserimento socio-professionale dei detenuti, degli ex-detenuti e di tutte le persone con problemi giudiziari. La nostra azione da una parte ha un carattere nazionale visto che aiutiamo anche nella reinserzione i detenuti di altre regioni che cercano impiego nell'Ile de France, lavorando in stretta collaborazione con l'amministrazione penitenziaria e con una rete di partner: Centri di accoglienza, Strutture di inserimento alle attività economiche, Associazioni di lotta contro tutti i soprusi, Associazioni di carità diverse.

E' in questo quadro che noi siamo stati promotori di due programmi europei: Libertè e Libertè 2. Quest'ultimo programma si inscrive nell'ambito del progetto Integra divenendo il corrispondente di questa prima iniziativa europea incentrata esclusivamente sull'integrazione di alcuni gruppi più vulnerabili nel mercato del lavoro: rifugiati, emigrati, minoranze etniche, disoccupati, detenuti, tossicodipendenti.

IL GRUPPO BERSAGLIO

Il profilo dominante del nostro "gruppo bersaglio" di detenuti e di ex-detenuti si distingue all'interno di gruppi vulnerabili per l'eccezionalità delle problematiche riscontrate: scarsa esperienza professionale, livello culturale prossimo all'analfabetismo, assenza di risorse, problemi di alloggio, di trasporto, di sopravvivenza, come quella della sanità fisica e mentale, le difficoltà familiari e quelle legate al proprio caso giudiziario. Questo profilo dominante, si trova oggi in tutti i Paesi dell'Unione Europea e ha costituito la base delle relazioni di lavoro stabilite con i nostri partner europei. La prima risposta a questa 

problematica sta nella necessità di un approccio individuale e globale dei problemi di ciascuno, necessari per la lotta contro l'esclusione sociale. La nostra esperienza pluriennale ci indica a che punto l'attuazione di questo approccio si rilevi difficile e fluttuante. Questa stessa idea non è realmente acquisita e noi proponiamo tutti i giorni degli argomenti che invocano la non-discriminazione, l'uguaglianza di trattamento in nome del "diritto comune". Abbiamo cercato presso i nostri partner europei delle azioni innovatrici, privilegiando le diversità delle risposte e dei livelli di intervento. Questo tipo di approccio globale rinvia soprattutto all'intervento di specialisti e non ai beneficiari in quanto soggetti della propria reintegrazione.

Esiste un'altra mozione, distaccata dai dispositivi di lotta contro l'esclusione, la cui pertinenza è risultata essenziale per il nostro gruppo bersaglio: si tratta di quella che definisce l'autonomia e la responsabilizzazione (la parola inglese empowerment sembra più appropriata) per le persone minacciate di esclusione. Trattandosi di ex-detenuti per cui ai problemi evocati vengono ad aggiungersi quelli dei legami sociali e della considerazione degli altri e di se stessi, un approccio "multidimensionale" sarà spesso insufficiente: il nodo del cambiamento si situa nella trasformazione delle persone oggetto di un "trattamento sociale" in attori volontari della propria reinserzione. Questa impostazione implica che lo sguardo della società su queste persone sia differente da quello abituale, e che sia elaborato un modello di integrazione così forte e coerente da divenire controparte al modello che costituisce le attività delittuose. Una delle nostre esperienze transnazionali recenti ci ha permesso di comprendere meglio le modalità della riscoperta dei legami sociali e di partecipare a livello europeo alla sua realizzazione.

UNA ESPERIENZA ESEMPLARE DI INTEGRAZIONE SOCIALE

Il nostro partner associato, NAPOLI PROGETTO EUROPA, ha realizzato dal 1998, all'interno del progetto INTEGRA, il progetto LIBERA, rivolto ai detenuti ed agli

ex-detenuti dei carceri di Pozzuoli e Poggioreale. A questo progetto hanno partecipato la PROVINCIA ed il COMUNE DI NAPOLI, il MINISTERO DI GRAZIA E GIUSTIZIA, l'Università FEDERICO II°, le due confederazioni ARTIGIANALI insieme a molte associazioni. Uno dei gruppi bersaglio del programma è un gruppo di 15 donne provenienti da condanne di lunga durata. L'unico criterio di selezione, dopo l'autorizzazione delle autorità giudiziarie, è stato la loro adesione al progetto. Quest'ultimo consisteva nella formazione presso artigiani specializzati, sapendo che molti fra di loro non avevano né qualifiche iniziali e la maggior parte un livello di studi prossimo all'analfabetismo. La loro remunerazione è stata assicurata dal FONDO SOCIALE EUROPEO. La riuscita eccezionale di questa esperienza è stata dovuta all'insieme di diversi fattori:

1) La forte implicazione delle Istituzioni locali 

2) Il coinvolgimento delle federazioni di artigianato locale.

3) L'implicazione diretta dei responsabili di molte imprese di artigianato, che si sono trovati in prima linea nella formazione delle ex-detenute.

4) L'implicazione dei volontari dell'Associazione NPE che hanno assicurato il tutoring negli stage.

5) L'implicazione di psichiatri che hanno utilizzato la dinamica di gruppo per accrescere le motivazioni e per mettere una terapia relativa alle esperienze passate molto pesanti per le sofferenze accumulate.

6) La solidarietà interna del gruppo di donne che si è affermata nel corso dei mesi.

A prima vista nessuno di questi fattori presi isolatamente ha contribuito in maniera decisiva alla riuscita del progetto. Solo la loro concertazione ha permesso la creazione di un clima generale in cui reali scambi sono stati possibili permanentemente tra i diversi attori, in maniera naturale, le distanze sociali non sono state del tutto abolite ma il dialogo è esistito realmente.

Malgrado gli inevitabili momenti di tensione, gli abbandoni provvisori, in definitiva i legami sociali si sono ristabiliti ed il progetto attuale di costituzione di una COOPERATIVA SOCIALE permetterà l'impiego anche di coloro che non sono state assunte dopo la loro formazione.

Quello che ha impressionato la nostra équipe in uno scambio tra gli operatori che ha avuto luogo a Napoli nel luglio 1999 è stato oltre che il clima favorevole generale, la qualità delle relazioni umane che si sono stabilite tra i beneficiari e le loro imprese di accoglienza; questo è stato per noi un momento chiave del nostro soggiorno - e d'altra parte come la fierezza delle donne davanti alla bellezza degli oggetti che riuscivano a produrre, che simbolizzava l'apporto positivo di cui erano diventate capaci.

Noi abbiamo preso coscienza di una riuscita esemplare di cui non abbiamo l'equivalente, e abbiamo voluto far conoscere ai nostri partner francesi tale esperimento, sperando di aver potuto incoraggiare, con la nostra presenza il gruppo di donne napoletane nella riuscita della loro reinserzione.

L'Esposizione "La città invisibile" di Napoli

L'Esposizione "La città invisibile" si è tenuta a Issy Les Moulinaux dal 28 al 30 gennaio 2000, in una sala offerta dall'associazione "PSTI Talents cachès" , che ogni anno espone quadri dipinti nelle prigioni Francesi. I nostri partner napoletani avevano dato il titolo di " "Città invisibile" all'esperienza pilota che aveva preceduto il progetto "Libera" per sottolineare la loro volontà di portare sostegno alla parte nascosta e più bisognosa della loro città.

Erano presenti degli Italiani: le 15 donne del gruppo, tre responsabili delle imprese artigiane, dei rappresentanti delle Confederazioni d'artigianato, tutor e volontari, insieme al Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, Sign.ra Di Giovanni ed al magistrato di

 
IRENA

La città vista dall'alto, è un nome di città da lontano; se ci si avvicina cambia: una è la città in cui si arriva una prima volta, un'altra quella che si lascia per non tornare più.

sorveglianza, Sign.ra Ramadan.

In esposizione oggetti d'arte di qualità numerosi e variegati, realizzati dalle ex-detenute. Dei francesi è intervenuta la Sign.ra Payeur , direttrice dei servizi penitenziari d'inserimento della regione Haute­de-Seine. Erano anche presenti i responsabili della direzione regionale dell'ANPE , la nostra equipe e la maggior parte dei partners istituzionali e delle associazioni, insieme ai beneficiari di molti nostri progetti. La T.V. Demain ha filmato un servizio sulla mostra intervistando le intervenute, per un programma intitolato "Ritratti di donne". Solo la coesione tra tutti gli attori ha permesso di superare gli ostacoli che sono apparsi, fino all'ultimo momento, insormontabili.. Principalmente un'ostacolo di ordine giudiziario: tutti i volontari dell'associazione e le donne del gruppo hanno aderito con entusiasmo al nostro invito a Parigi, ma alla condizione chiaramente espressa che tutto il gruppo insieme sarebbe dovuto partire. Dato che delle quindici donne , nove erano ancora in fine pena , non avevano il diritto di lasciare Napoli. E visto che il gruppo era estremamente saldo, essere forzate a lasciare Napoli solo in parte, gli era apparso come la negazione della loro impresa di reintegrazione.

Si trattava dunque di unire gli sforzi per convincere i magistrati Italiani a correre il rischio che poteva rappresentare un viaggio all'estero e d'altra parte cercare la soluzione giudiziaria che lo consentisse.

Abbiamo allora stabilito un contatto con il Tribunale di Sorverglianza di Napoli e il Tribunale di Grande Istanza di Nanterre, per permettere l'esposizione in quella regione, in modo che i servizi penitenziari d'inserzione potessero farsi carico della tutela giudiziaria obbligatoria di questi ospiti eccezionali.

Gli accordi di Shengen non prevedono nulla per questi casi, ma solo nell'eventualità che una persona, condannata in un paese differente dell'Unione, possa raggiungerlo per scontare la sua pena. E' stata dunque per un'interpretazione veramente estensiva di quest'articolo 49.S che i magistrati hanno dato il loro consenso. Uno dei risultati inattesi dell'esposizione, dunque, è stato d'instaurare una cooperazione innovativa nell'ambito giudiziario. Era una "Prima Europea", ed il fatto che i magistrati abbiano avuto fiducia nei confronti delle associazioni, degli ex-detenuti e in noi stessi, è che avessero aderito ai fini dell'esposizione, traduce quella che è stata la reale forza d'integrazione del progetto Libera.

E' sicuro che la mostra ha raggiunto il suo scopo : da una parte ha supportato l'immagine positiva delle donne rispetto ai loro sforzi, d'altro canto l'animazione e l'interesse che ha suscitato, ha potuto far comprendere con forza questo modello d'integrazione ai partner Francesi. Molte personalità, responsabili d'associazioni, insieme ai tanti visitatori, hanno espresso sinceramente i loro complimenti e la loro adesione alle donne ed ai lavori che avevano esposto.

 

TECLA

Perennemente in costruzione, 

piena di cantieri al lavoro, mai

ferme, al perchè gli abitanti

rispondono: "Perchè non

cominci la distruzione" E il fine?

Una notte stellata.