Il coraggio dell'eversione

Intervista alla Dott.ssa Naja Ramadan

Magistrato di sorveglianza del Tribunale di Napoli

Per comprendere le problematiche dell'esecuzione penale occorre far riferimento a tre norme costituzionali: gli articoli 3, 25 e 27.

L'articolo 25 stabilisce che le pene sono solo quelle previste dalla legge. L'articolo 27 precisa che la pena consiste non solo nel castigo ma anche nell'emenda: " Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato" L'applicazione di tali norme presuppone quella del fondamentale principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 che recita testualmente:

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E' compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

Il Magistrato di sorveglianza è il giudice preposto alla garanzia di legalità dell'esecuzione della pena, e dunque della sua certezza, come in egual misura, della funzione di recupero sociale della persona condannata che rimane portatrice dei fondamentali diritti umani.

Al ripristino dell'uguaglianza ovvero al rimedio rispetto le condizioni di disagio ed emarginazione di partenza è finalizzata la modulabilità della pena sulla persona condannata, attraverso le misure alternative alla detenzione: affidamento in prova al servizio sociale, detenzione domiciliare e semilibertà. Il progetto "LIBERA" si è realizzato attraverso l'accesso a tali misure alternative per le donne ristrette nella casa circondariale di Pozzuoli di cui mi occupo. Tali misure alternative sono diversificate a seconda del grado di evoluzione personale, in merito alla revisione critica delle scelte devianti e della progettualità positiva del soggetto. Credo che "LIBERA" abbia rappresentato e incoraggiato questa evoluzione. Perché? Perché nella considerazione generale di un percorso giudiziario bisogna tenere conto anche delle possibilità di riscatto dell'individuo.

Nel mio caso, in quanto magistrato di sorveglianza, ho intravisto nel percorso del progetto una reale opportunità di recupero e riuscita sociale per i detenuti che avevano aderito al percorso di formazione. La selezione dei soggetti non è stata semplice: molti avevano esperienze di tossicodipendenza alle spalle alle quali si ritorna facilmente terminate le misure restrittive. Ma l'opportunità offerta da quest'esperienza è stata importante in

 

OLIVIA

Dove per descrivere le

cose devi fare ricorso a

metafore che spieghino la 

menzogna delle cose.

quanto formativa da un punto di vista lavorativo, e molto educativa per la cooperazione e la gestione autonoma alla quale i partecipanti sono stati indotti. Attualmente non è semplice per chiunque ritagliarsi uno spazio lavorativo sicuro. Essere arrivati all'inserimento di molti ragazzi ed alla costituzione di una cooperativa femminile credo sia molto. Maggiormente per chi ha avuto un'esperienza di lunga detenzione e quindi di asocializzazione completa.

Nel caso delle donne che hanno aderito e sviluppato il progetto "LIBERA" credo che la grand'eversione che hanno voluto e realizzato è stata quella di uscire da un situazione che le aveva spesso indotte all'illegalità loro malgrado: casa, famiglia, quartiere, territorio.

Con la loro scelta si sono opposte alla tradizione del tacito consenso che le ha spesso spersonalizzate e poste in situazioni delittuose; aderendo al progetto, hanno scelto un modello di vita alternativo, sicuramente difficile, ma gravido di soddisfazioni autonome. In questo caso gli strumenti della legge hanno rappresentato una sponda forte e solidale: se solo pensiamo al dolore che può provare una donna privata dei suoi figli perché reclusa, è un effetto amplificato della detenzione anche rispetto agli uomini , infatti la detenzione femminile è quasi sempre differente per valore e dolore da quella maschile.

Le donne soffrono duplicemente la separazione dal contesto di provenienza: in quanto persone e in quanto spesso madri. Queste donne hanno rinunciato ad un modello semplice e difficile al contempo: hanno scelto una loro strada autonoma, riscattando le loro storie personali.

Ed in questo io vedo la vera eversione.

L'eversione è nella scelta della legalità da parte di chi ha avuto spesso modelli diversi davanti.

Il mio contributo è stato quello di valutare e sperimentare attraverso gli strumenti tecnici propri della mia funzione, la possibilità di fruizione delle misure alternative alla detenzione, quali ad esempio il permesso premiale di rientro temporaneo in famiglia, accordandole ai soggetti partecipanti al progetto. Sicuramente credo che le chances accordate, pur nella loro esiguità rispetto all'enormità del problema delinquenza, confortino l'ipotesi di un'inversione di tendenza rispetto alla norma che ci dice che un ex detenuto debba ritornare a delinquere, e fanno sperare nell'ipotesi di sviluppo e incremento di esperienze come "LIBERA"

La pena in un processo prevede la punizione e l'emenda.

Credo che sia stata data la possibilità concreta a molte persone di emendare il proprio passato per ribellarsi e rifarsi una vita diversa, con sicuro vantaggio per il corpo sociale che recupera un' individuo sano anzichè essere costretto ad espellerlo nuovamente per la reiterazione di condotte criminali.

 

ERSILIA

La gente tende dei fili per rappresentare i

rapporti, quando diventano troppi la gente

smonta tutto e restano solo i fili.