Metodologia di intervento - La Scelta del Settore Artigiano

L’artigianato in Italia rappresenta un importante settore economico sotto diversi aspetti.
Sul versante della consistenza occupazionale e del tessuto imprenditoriale conta 1.325.000 di persone impiegate - delle quali il 42% con meno di 40 anni – e 530.000 imprese - 380.000 nel settore manifatturiero e 150.000 nel settore dei servizi.
Con questi numeri l’artigianato rappresenta 1/3 della base imprenditoriale del Paese, contribuisce per 12% al prodotto nazionale lordo (180.000 miliardi), incide per l’11% su tutti gli investimenti nazionali, e per il 18,7% sulle esportazioni.
La maggiore concentrazione delle imprese artigiane è nelle aree del nord Italia, con il 54%, il 20% è al centro, il 26% al sud.
Nel Mezzogiorno la maggiore presenza è concentrata nel settore dei servizi.
La dimensione media delle imprese è 2,75 addetti (dati al 1991).

La trasmissione dei ‘segreti del sapere’ avviene con l’apprendistato: nel 1997 247.000 giovani sono stati assunti con il contratto di apprendistato, oppure con i contratti di formazione lavoro (115.000, il 26% del totale complessivo).

Ma l’azienda artigiana è anche un incubatore d’impresa: il 60% degli imprenditori artigiani si è formato nell’azienda artigiana.
Queste considerazioni hanno portato alla individuazione dell’artigianato quale settore decisivo per la scelta dell’area di riferimento dell’attività formativa e dei partner imprenditoriali del progetto (le Associazioni delle Imprese Artigiane) .
Ma proprio la dimensione delle imprese, sopra ricordata, ha un carattere decisivo per il rapporto diretto tra il possessore dei saperi e l’allievo.
Tra i vari settori di attività presenti nella provincia napoletana si è scelto, per un primo avvio un settore che ha, al contempo, necessità di forza lavoro giovane e qualificata, e possibilità di reale inserimento occupazionale per i soggetti in formazione: l’autoriparazione. Uno degli elementi che danno al progetto il carattere della sperimentazione è costituito proprio dal tipo di officina in cui saranno inseriti gli allievi: sono tutte aziende del settore con forti elementi di automazione nel ciclo produttivo e negli impianti, ma ad alta intensità di manodopera. Rappresentano, infatti, un segmento fortemente concorrenziale ed innovativo del settore nella provincia di Napoli. Recentemente il modello organizzativo da esse adottato - la costituzione di un consorzio per la garanzia della qualità al cliente ed alle imprese di assicurazione - è stato anche ritenuto un valido riferimento per altre aree del Paese.
Il rapporto con le Associazioni Artigiane, ed il lavoro dell’Osservatorio d’Impresa, consentiranno in corso d’opera la individuazione di settori ed aziende per i nuovi corsi da avviare.

L’avviamento e la gestione
del primo Corso di Formazione
L’avvio dell’attività di stage presso le officine è avvenuto per un gruppo ristretto di allievi anche se erano state individuate officine sufficienti ad accoglierne un numero maggiore, poiché è mancata, purtroppo, da parte delle autorità responsabili la conclusione dei passaggi regolamentari previsti.
Il gruppo è stato poi integrato, in itinere, con successivi inserimenti di nuovi allievi, i quali hanno osservato un periodo di monitoraggio e formazione teorica a cura degli esperti motivazionali e artigiani per comunicare, come per il primo gruppo, le necessarie informazioni tecniche, verificarne le caratteristiche, le problematiche, le difficoltà di inserimento, gli eventuali interventi di ulteriore accompagnamento o di counselling integrativo di cui possono avere bisogno.
Questa fase è comunque fondamentale per una prima sperimentazione sul campo degli obiettivi e delle metodologie del progetto. E’ stato perciò opportuno partire con un gruppo ristretto di formandi da seguire, poiché ciò ha permesso di intervenire in tempo a calibrare e modificare tutti gli aspetti non prevedibili nella fase di prima progettazione dell’intervento e di avvio dell’attività all’interno del carcere.
Inoltre è necessario sperimentare anche le metodologie ed i percorsi relazionali tra i vari partner del progetto, innanzitutto con le Istituzioni Pubbliche che vi partecipano e con gli altri livelli della P. A. che hanno responsabilità e competenze d’intervento e controllo sui soggetti destinatari del progetto.
E’ in possesso del gruppo responsabile dell’intervento un quadro dei soggetti avviati al percorso di formazione professionale con l’indicazione delle date relative all’avviamento al corso, al termine di fine pena e, eventualmente, la data ed il motivo dell’abbandono.
Un’altra parte molto significativa della prima fase del progetto è data dalla costruzione di un sistema di relazioni e rapporti con le famiglie degli allievi:
-esse sono l’elemento cardine della possibilità di conoscere in tempo utile le eventuali difficoltà dell’allievo, di prevenire una sua crisi di fiducia e/o il rischio di un ritorno ad atteggiamenti e tendenze che potrebbero pregiudicare la sua permanenza nel percorso formativo o comunque allontanarlo dagli obiettivi del progetto;
-costituiscono un elemento importante per mantenere alto il livello di motivazione, poiché spesso la famiglia rappresenta uno dei principali motivi della partecipazione del formando: evitare di incorrere in comportamenti devianti aiuta a non danneggiare l’ambito familiare e a godere di una maggiore stima al suo interno.

Ma le aspettative familiari possono anche indurre l’allievo in situazioni di sfiducia ricorrente, di crisi motivazionale, nella convinzione di non farcela, perché gli obiettivi prefissati sono considerati troppo elevati, il percorso troppo difficile, le proprie capacità inadeguate alla difficoltà del percorso. Quindi, dinanzi al rischio di non farcela, e di conseguenza di deludere le attese della famiglia e di quanti hanno creduto nella possibilità di un loro riscatto, meglio abbandonare, sfuggire alla paura del fallimento, tornando alle abitudini devianti che, proprio perché ‘abitudini’, sono più rassicuranti e facilmente praticabili, anche se comportano comunque conseguenze negative per sé stessi e la famiglia di appartenenza.
L’altro elemento decisivo del percorso formativo è costituito dai tutor artigiani.
La loro notevole esperienza nel mestiere non significa esperienza educativa di soggetti difficili, anche se alcuni di loro possono aver maturato una certa esperienza formativa con giovani apprendisti in officina, attraverso varie forme e metodologie di addestramento.
Certamente anche tra gli artigiani il livello di motivazione a partecipare al progetto è necessariamente molto alto, poiché per loro non è previsto, al momento, alcun tornaconto individuale.
Ma tale motivazione può anche venire meno a fronte delle inevitabili difficoltà che il percorso presenta. Pertanto essi hanno un doppio ruolo all’interno di questa fase del progetto:
-da un lato sono formatori, cioè impegnati a trasmettere i saperi, le competenze, l’etica del mestiere, ma anche un modello di vita possibile per i formandi, alternativo a quanto da loro vissuto e realizzato finora;
-dall’altro sono soggetti da formare, affinché possano segnalare all’èquipe centrale le difficoltà loro e dei loro allievi.

Sarà perciò istituito un sistema di controllo motivazionale che avrà come riferimento principale gli allievi, ma che si attiverà anche nei confronti delle famiglie e degli artigiani. Schematicamente questa attività prevede:

 équipe centrale

  artigiani                     famiglie
               allievi
L’attività dell’equipe Motivazionale correlata al Percorso Formativo
Vengono realizzati incontri motivazionali quindicinali con gli allievi e, se i responsabili delle èquipe lo ritengono opportuno, potranno parteciparvi anche familiari e/o artigiani.
Gli incontri hanno al massimo 10 allievi presenti, per rendere efficaci e possibili gli interventi di ascolto e verifica.
I responsabili dell’intervento motivazionale sono coadiuvati nelle attività successive dagli operatori volontari e dai tutor di progetto. Questi ultimi, nel I° corso di formazione, hanno incarico diverso dall’attività tradizionale di aula: partecipando alla prima fase di sperimentazione del percorso, saranno coinvolti nelle verifiche motivazionali previste durante le attività di stage, con interventi che saranno preordinati e richiesti dai responsabili della motivazione e dell’équipe Centrale.
Le metodologie di intervento motivazionale sono state ampiamente descritte nel documento degli osservatori interno ed esterno.

La Formazione dei Formatori
Tutti i formatori e gli operatori volontari hanno partecipato o parteciperanno a percorsi di formazione mirati, di 30 ore complessive ciascuno, costruiti in base alle concrete ed effettive esigenze delle attività progettuali, con l’obiettivo di individuare strumenti e formare operatori che siano rispondenti alle necessità di "LIBERA" ed assicurino adeguati livelli di operatività.
Gli obiettivi generali delle attività di formazione dei formatori tutor, operatori di sostegno, formatori motivazione saranno i seguenti:

-fornire strumenti per seguire le fasi di apprendimento del mestiere;
-verificare i rapporti dell’allievo con il titolare dell’impresa/tutor artigiano ed i colleghi;
-verificare la situazione motivazionale dei singoli, i punti di difficoltà e di possibile e necessario intervento;
-relazionarsi con i responsabili degli interventi motivazionali;
-prevenire le situazioni di difficoltà;
-relazionarsi con le famiglie;
-acquisire gli strumenti necessari per stendere reports periodici sui singoli e sulla loro situazione;
-costruire nuove ipotesi, derivanti dall’esperienza del I corso, per i successivi interventi;
-acquisire capacità di autonomia funzionale.

Quelli, invece, destinati agli artigiani avranno lo scopo di:

-sensibilizzare alle problematiche della rete di imprese;
-sensibilizzare alle problematiche dell’occupazione;
-informare sulle possibilità di accesso al mercato del lavoro;
-sensibilizzare alle problematiche formative.

Nella prima fase, relativa al I° corso di formazione, volontari e tutor di progetto, hanno partecipato ad un iter formativo mirato alle metodologie relazionali tra i vari soggetti partecipanti al progetto, alle problematiche carcerarie, alla normativa di riferimento.

Il primo percorso di Formazione Formatori
La fase classica di formazione degli operatori addetti alle varie attività di gestione e realizzazione del percorso formativo dev’essere in questa situazione calibrata diversamente. Infatti ci troviamo in un momento del percorso di formazione degli allievi particolare:
La formazione teorica e motivazionale è già stata realizzata;

Da diversi mesi gli allievi sono in formazione teorico-pratica (stage) presso le officine artigiane in un accompagnamento diretto con un rapporto ottimale tutor e formando 1/1.
Ma le difficoltà e le problematiche di questa utenza particolare possono risultare ancora più complesse perché si avvicina sempre di più per essa il momento della scelta del cambiamento: la rottura quasi definitiva con gli schemi, la cultura, i comportamenti, le esperienze di vita maturate fino all’ingresso in carcere. Questo momento di scelta può far diventare la paura, naturale, di non farcela, in angoscia non più gestibile, il rischio del fallimento o, comunque delle difficoltà, diventa insopportabile, spingendo in una condizione di isolamento dal nuovo contesto e di ricerca del rifugio rassicurante nell’ambiente e nei comportamenti precedenti.
Pertanto le attività di sostegno sono necessarie con l’intervento di più soggetti che aiutino non solo l’allievo ma anche il tutor artigiano a cogliere e segnalare i momenti di difficoltà, individuare ogni volta un possibile percorso individuale sempre nuovo, ma sempre rassicurante, cioè percorsi di scelta possibili ogni volta che si individuano difficoltà che altrimenti sono vissute come insuperabili e in quanto tali possono essere vissute anche dagli artigiani come rottura del rapporto di fiducia.
Per svolgere al meglio i ruoli funzionali assegnati a ciascuno, gli operatori del progetto devono possedere un ventaglio di conoscenze, competenze ed abilità che vanno oltre, pur comprendendole, il ventaglio di conoscenze, competenze ed abilità richiesto alle figure professionali che realizzano interventi formativi di tipo tradizionale.
Nello specifico essi devono essere capaci di raccogliere sufficienti informazioni riguardo ad ogni allievo, attraverso una capacità di ascolto attento dell’altro, per individuare le parole opportune a trattare il suo problema e a far emergere ‘pezzi del suo vissuto’ (tentativi da lui già fatti, fallimenti e/o successi, ipotesi, obiettivi, aspettative) che svolgano la funzione di elementi/strumenti positivi ed utili a mantenere alto il livello di motivazione sia rispetto alla scelta esistenziale compiuta che alla decisione di prendere parte al percorso formativo.
Nel relazionarsi con soggetti svantaggiati è di primaria importanza limitare la lunghezza e la complessità delle comunicazioni; parlare poco e chiaro; evitare di affrontare troppi problemi contemporaneamente, tenendo presente che ciò che viene detto in una sequenza comunicativa non è, necessariamente, tutto quello che potrebbe essere detto. Tutti coloro che operano nel progetto devono possedere la capacità di ascoltare e domandare, più che fare affermazioni e consigliare; fare domande aperte; dare tempo di ‘meditare e assimilare’ senza pretendere dagli allievi una risposta immediata riguardo l’acquisizione di ‘saperi’ e stili di vita.
In un intervento di formazione complessa con soggetti difficili il ruolo del formatore è di creare interazione con l’utente allo scopo di aiutarlo a trovare la sua via per superare un problema. Per raggiungere questi obiettivi occorre però che il formatore e l’insieme degli operatori del progetto che si relazionano con gli allievi abbandonino spontaneità e facili certezze, per sperimentare con loro nuovi percorsi e strumenti.
Questi soggetti possono trovarsi in condizioni di blocco, di fronte ad ostacoli non identificati ancora come tali, o che comunque sono invece individuati come insormontabili, dunque problemi che non riescono ad affrontare da soli, situazioni che, in dimensioni e condizioni ridotte, incontriamo tutti nella nostra vita quotidiana. In tali situazioni occorre costruire un intervento comunicativo che consenta loro di andare oltre, costruendo per gli operatori, in particolare per i tutor e i volontari, il ruolo di ‘facilitatori’.

Perciò è fondamentale il rapporto tra:
tutor - volontari - équipe motivazionale - responsabili formazione - tutor artigiani su di un livello;
e tutor - operatori - équipe motivazionale - allievi - famiglie - responsabili della formazione, sull’altro.

Il primo Percorso Formativo:
i dettagli della Progettazione Esecutiva
La fase teorica e l’inizio attività motivazionale sono state realizzate nella I fase del progetto, autofinanziata ed attuata in carcere.
Il corso è dimensionato su 10 allievi, per completare un percorso di prima sperimentazione.
L’individuazione degli allievi potenziali è molto difficile. Anche a fronte di soggetti altamente motivati, può sopraggiungere una loro impossibilità a partecipare al corso, perché ritornano in carcere per scontare una pena precedente, o, comunque, per difficoltà ad ottenere una loro presenza continua per i diversi impedimenti che la normativa implica, indipendentemente dalle volontà loro e dell’attuatore del progetto.
La griglia per selezionare gli allievi, fornita alla direzione penitenziaria ed al servizio di assistenti sociali è puramente indicativa, anche se semplificata al massimo: non è possibile, per l’attuatore, contattare prima i candidati, né conoscere la loro storia penale, giudiziaria, familiare.
Pertanto dopo la formazione d’aula di gruppo e motivazionale di gruppo e individuale si rende necessario individuare percorsi formativi individualizzati sia nell’apprendimento del mestiere che nei tempi che tenga conto:

  1. tempi di concessione della misura alternativa alla detenzione da parte del Tribunale di Sorveglianza per ogni soggetto;
  2. orari di lavoro e di chiusura per ferie e festività dell’azienda artigiana;
  3. prescrizioni del Tribunale di Sorveglianza per ogni singolo soggetto: trattamento obbligatorio presso un SERT, obbligo di firma e di presenza presso Commissariati di Polizia;
  4. sospensione dello stage per rientro in carcere per carichi di pena in esecuzione da parte della Procura di vecchi mandati, che richiedono, quindi, che il Tribunale di Sorveglianza si esprima nuovamente sulla concessione della misura alternativa alla detenzione.

  5.  

     
     
     
     
     
     
     

    Per tali motivi i tempi di inizio e di termine degli stage formativi saranno personalizzati.

Finalità del Corso
Il corso si propone di sperimentare un percorso di recupero dei soggetti bersaglio attraverso un intervento articolato su due livelli:
Un costante monitoraggio motivazionale, realizzato dall’insieme dello staff del corso, in cui gli incontri motivazionali garantiscono la periodicità del confronto e della verifica sulle ‘emergenze critiche’;
Un inserimento nella dimensione lavorativa individualizzato, con l’attribuzione di 1 allievo per ogni officina, che possa ‘abituare’ ad un rapporto lavoro
- produzione di reddito - nuova dimensione collettiva e sociale che rompa progressivamente l’altro percorso rischio - guadagno.

Il settore di attività del primo corso di formazione è quello dell’ autoriparazione–officine di carrozzeria, la qualifica quella di addetto al settore dell’autoriparazione

LA DIDATTICA

Gli obiettivi
Il corso si propone di formare una figura di operatore polivalente nelle officine di carrozzeria nel settore delle autoriparazioni.
L’utilizzo di tale percorso formativo può consentire, ai soggetti cui è destinato il progetto, di acquisire una cultura del lavoro in una dimensione collettiva personalizzata, che caratterizza le piccole imprese, in cui i rapporti di lavoro sono basati innanzitutto su relazioni di fiducia e di collaborazione, sia tra i dipendenti che tra questi ultimi ed il titolare.
Il raggiungimento di questi obiettivi potrà fornire agli allievi gli strumenti per potersi inserire, successivamente, nel mondo del lavoro anche prevedendo possibilità di lavoro associato.

La metodologia
I soggetti, tutti di età adulta, hanno un’esperienza con il mondo del lavoro e della formazione che ha inciso negativamente sulla loro crescita. Quest’esperienza li ha segnati in maniera profonda, pertanto non è ipotizzabile un intervento di tipo classico, con la composizione di un’aula, di un corpo docente, e di una successione di materie e lezioni in forma schematica.
L’organizzazione didattica deve pertanto tener conto di questi problemi e dell’esperienza di un intreccio continuo con il ‘sistema della motivazione’.
L’obiettivo è quello di realizzare percorsi individualizzati di apprendimento, con una metodologia di action-learning che valorizzi le potenzialità individuali inserendole nell’organizzazione dell’impresa.
In tal modo sarà possibile, anche, verificare costantemente i livelli raggiunti, le eventuali difficoltà il rapporto con l’insieme dell’impresa di riferimento, la motivazione a proseguire nel percorso avviato, in stretto raccordo con i responsabili dell’intervento motivazionale.

I moduli
L’organizzazione dell’attività in moduli è indicativa delle materie e degli argomenti che sono appresi durante l’intero percorso, costituito da uno stage, articolato in fasi corrispondenti al tipico lavoro di officina. Infatti la parte di introduzione teorica al mestiere è già stata realizzata nella fase preliminare del progetto.
Perciò durante il periodo di stage l’attenzione degli allievi viene indirizzata verso l’apprendimento diretto, mediante osservazione, affiancamento e verifica delle metodologie e delle procedure operative del ciclo produttivo dell’autoriparazione.

Gli argomenti modulari da affrontare sono i seguenti:

L’insieme delle materie indicate sono affrontate secondo una scansione temporale dettata dai tempi delle lavorazioni dell’officina, per cui in ogni giornata di attività sono affrontati e verificati argomenti diversi, anche in relazione ai singoli casi che si presentano, adottando quindi il metodo della trattazione trasversale dei moduli didattici previsti dal programma.
Le attività di Motivazione vengono realizzate costantemente, lungo tutto l’arco del percorso formativo, attraverso colloqui individuali con gli esperti della formazione e riunioni di gruppo condotte dall’èquipe Motivazionale.

I corsi di formazione successivi
I dettagli dei successivi corsi di formazione saranno comunicati in itinere per quanto riguarderà la tipologia di mestieri e i programmi dei corsi che saranno elaborati in collaborazione con gli osservatori.
Il percorso formativo per gli ulteriori 4 corsi può essere sinteticamente riassunto in cifre:

Il percorso degli incontri motivazionali
La fase di motivazione del progetto relativa al II° corso di formazione ( ma tale impostazione sarà utilizzata anche nei corsi successivi ) , utilizzerà forme , tempi e modi calibrati sull’utenza , puntando ad un’attività di counselling integrata.
Infatti, la motivazione dovrà individuare percorsi che incontrino i problemi dei partecipanti , sul versante del loro vissuto personale , delle difficoltà relative ad una modifica degli stili di vita , la difficoltà relazionale , la rottura delle abitudini.
Questa fase , che interviene sulla situazione individuale più recondita e discreta , può effettuarsi con interventi dell’insieme dell’aula , ma molto di più con interventi di gruppo e , spesso individuali , per conoscere i problemi ‘profondi’ delle persone coinvolte , recuperare un rapporto di fiducia e conoscenza reciproca .
Successivamente, o in alternanza , potrà svilupparsi un intervento più collettivo , ma che consenta sempre la possibilità di mantenimento dell’attenzione sul singolo.
Per realizzare un percorso del tipo ipotizzato, è necessario potere utilizzare strumenti flessibili di intervento, che non possono essere quelli tradizionali dell’aula di formazione: la formazione in quanto tale, infatti, è solo un corollario pratico, dell’intervento di recupero che il progetto si propone.
Anche le più recenti esperienze di sperimentazione del recupero dei soggetti devianti o difficili, o comunque svantaggiati, costruiscono metodologie fortemente diversificate, tendenti alla sperimentazione continua, per ottenere risultati utili nella forte diversificazione dei soggetti coinvolti.
Si tenterà, pertanto un percorso flessibile , in cui la quantità di ore complessive saranno predefinite (100 ore), ma la concreta modalità di ‘erogazione del servizio di counselling finalizzato alla motivazione’ sarà modulare, senza cadenze temporali già fissate in partenza, né modalità di intervento unico .
Si potranno perciò realizzare incontri motivazionali, durante la fase teorica, di tipo: individuale, di gruppo , dell’insieme dei soggetti coinvolti.
Anche le cadenze potranno di volta, in volta, essere costruite con appuntamenti 2 volte settimana, settimanali, quindicinali, della durata variabile da 1 a 6 ore .

Formazione formatori
La fase di formazione formatori sarà realizzata con incontri diversificati tra i soggetti coinvolti nella gestione dell’intervento :

-operatori dell’educazione(tutor, formatori ,esperti , operatori del progetto ecc..);
-artigiani.

Le sessioni formative rivolte a questi operatori saranno modulate in relazione ai corsi di formazione per i soggetti bersaglio.
Pertanto si prevede che l’articolazione avrà il seguente sviluppo :

-operatori dell’educazione : 3 corsi;
-artigiani : 3 corsi

Per un totale complessivo di 6 corsi formazione formatori.