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Misure di sostegno

Le misure di sostegno che verranno fornite ai soggetti bersaglio riguardano:

Supporto psico-motivazionale;
Alfabetizzazione;
Tutoring e servizi di rete

Supporto psico-motivazionale
Il supporto psico-motivazionale viene fornito sia ai soggetti bersaglio che alle famiglie degli stessi, in quanto si ritiene che il progetto LIBERA debba intervenire in tutti i processi che hanno determinato e/o determinano i meccanismi di esclusione e di disagio.
Gli obbiettivi e le attività sono di seguito elencate.

Obiettivi:
- costruzione di un modello veloce di contatto diretto con la struttura di formazione;
- raccolta di elementi e dati utili per il monitoraggio individuale;
- screening di base per eventuali manifestazioni di disagio psichico;
- istituzione di un rapporto tra struttura di formazione e famiglie dei soggetti bersaglio;
- ricerca sulle tematiche della formazione e della motivazione.

Attività
:- disponibilità dello sportello ai soggetti bersaglio per 2 ore settimanali;
- disponibilità dello sportello per supervisione;
- disponibilità dello sportello per ricerca e studio;
- disponibilità dello sportello per contatti con le famiglie per 2 ore settimanali.
Ogni 15 giorni tale spazio sarà occupato dal servizio di rete per gruppi di self-help (vedi Tutoring e Servizi di Rete).

Attività di ricerca:
-ricerca di connessioni tra il lavoro di gruppo e le ricadute sui singoli soggetti bersaglio;
-studio delle connessioni tra iter formativo dei soggetti bersaglio e reazioni familiari;
-ricerca sulla relazione tra la difficoltà dell’obiettivo e la risposta motivazionale
-Costruzione di banca dati;
-ricerca sulle modalità del lavoro di supervisione;
-ricerca documentaria e bibliografica.

Tempi:
-disponibilità ai soggetti bersaglio per 2 ore settimanali di un consulente (psichiatra) e un tutor;
disponibiltà per le famiglie per 2 ore settimanali di due tutor;
-lavoro di supervisione con i due responsabili degli osservatori interno ed esterno ogni mese.
 
 

Risorse:
-1 tecnico della motivazione (psichiatra);
-3 tutor
-SpaziSede di NPE
-Interazioni con sito internet e con gli osservatori
 

Metodologia
La motivazione viene definita, in ambito psicologico, come un fattore dinamico del comportamento umano e animale che attiva e dirige il comportamento umano verso una meta. Le motivazioni possono essere coscienti o inconsce, semplici o complesse, transitorie o permanenti, primarie ovvero fisiologiche, o secondarie di natura di natura personale e sociale; a queste si possono aggiungere le motivazioni superiori dettate da ideali o modelli esistenziali che l’individuo assume in vista della propria autorealizzazione.
Il bisogno invece, pur sovrapponendosi al concetto di motivazione ad alcuni livelli, esprime, sempre secondo le definizioni proprie alle scienze umane, il livello di tensione attiva più o meno intensa dovuto alla mancanza di qualcosa che risponde ad esigenze fisiologiche, voluttuarie o sociali apprese dall’ambiente.
La sovrapposizione concettuale tra le due definizioni non deve però cancellare le differenze, per lo meno dal punto di vista metodologico, che caratterizzano i rispettivi ambiti.
Il lavoro che ci si propone nell’ambito del progetto LIBERA consiste innanzi tutto nella consapevolizzazione dei soggetti bersaglio dei rapporti tra comportamenti, motivazioni e bisogni, scoprendone le eventuali congruenze o incongruenze, cercando di analizzare anche le dinamiche responsabili dei comportamenti devianti.
Un notissimo esperimento, effettuato in ambito di psicologia sperimentale, può forse meglio chiarire l’oggetto di queste stesse note e del nostro lavoro: se ad un gruppo di bambini viene affidato il compito di effettuare dei lanci di anelli di plastica per centrare un piolo, ogni bambino sceglierà arbitrariamente una certa distanza da cui effettuare il lancio e da questa scelta si potrà desumere una serie di parametri utili.
I bambini con alte motivazioni al successo si metteranno a distanza intermedia; i bambini con bassa motivazione al successo sceglieranno distanze o troppo grandi (questo compito è impossibile per tutti) o troppo piccole (questo compito è talmente facile da non poter valutare le mie capacità) in modo da svalutare comunque il compito e contemporaneamente le loro potenzialità.
Il primo gruppo dimostrerà quindi di comprendere tre concetti fondamentali in ambito motivazionale:

Questa teoria sperimentale ideata da Atkinson può costituire, schematicamente, una griglia di lettura dei movimenti dinamici dei soggetti bersaglio e quindi consentire l’emergere dei parametri che informano il comportamento.

Un altro schema di riferimento utile è desumibile dal modello neuropsicologico sulla teoria delle motivazioni: i nostri sensi quando sono stimolati in maniera eccessiva (rumori forti, scene abbaglianti etc.) percepiscono il fastidio e quindi il loro comportamento sarà orientato all’evitamento, quando lo stimolo invece è mediamente costante non sarà in grado di indurre alcuna curiosità, solo una stimolazione variabile e mutevole sul piano qualitativo provocherà la curiosità necessaria ed ottimale per relazionarsi all’oggetto.
Ulteriori apporti metodologici sono suggeriti dalla teoria comportamentista che, descrivendo il processo motivazionale come una sequenza di "bisogno-pulsione-incentivo" , lo riconduce all’infanzia e lo fa dipendere conseguentemente dall’ apprendimento secondo lo schema stimolo-risposta.
Per la psicoanalisi la motivazione (conscia) è in realtà pulsione (inconscia) e quindi suscettibile di vicissitudini inconsapevoli quali la scarica pulsionale, la rimozione o il conflitto con i suoi molteplici esiti. Altri filoni di pensiero, sempre di matrice analitica, mettono maggiormente in risalto un’ unica motivazione universale di ordine esistenziale quale il sentimento di inferiorità o il desiderio di autorealizzazione e di individuazione.
Un modello bilanciato che voglia tener conto di ciò cui pare convergere l’intera teoria di impostazioni metodologiche non può non considerare di conseguenza, nel processo di individuazione, l’importanza dei fenomeni indotti dalla rete sociale e delle motivazioni proprie alla rete stessa, la rilevanza del suo divenire secondo pulsioni non dissimili da quelle in atto a livello individuale, la finalità dei suoi tentativi omeostatici e di autoconservazione interna, il valore del vantaggio secondario del sintomo "devianza": poter normalizzare, medicalizzare, reprimere oltre che poter appaltare l’intero ciclo dell’assistenza con evidente vantaggio economico a livello di classe.
Pertanto il percorso formativo che si intende proporre consiste nella ricerca costante delle relazioni tra ciò che accade nel soggetto e ciò che accade nella società, relazioni intese come processi dinamici in continua reciprocità, inaspettatamente legate ai processi emotivi e motivazionali propri al percorso di individuazione.
Il fulcro su cui fa leva il progetto non può non considerare la prospettiva aperta dalla più attuale delle relazioni reciproche nel momento dell’agire: la detenzione.
E’ utile quindi richiamare ancora alcuni concetti di base espressi dalla cooperativa "Sensibili alle foglie" riguardanti le dinamiche che caratterizzano l’esperienza reclusiva e che pesantemente interferiscono nell’ambito del processo di individuazione.

Effetti di torsione dei sensi e del Senso subiti dalle persone recluse:

-Lo choc del primo impatto con l’istituzione totale: il lungo internamento
Il primo impatto: smarrimento dei riferimenti relazionali e simbolici, vertigine, angoscia sua ristrutturazione in paura.
Il lungo internamento: rifiuto della situazione e ristrutturazioni del contesto che consentono al recluso di sopravvivere. Il lungo internato sopravvive elaborando dei prorpi rituali che riguardano l’organizzazione del tempo e dei movimenti-

-Rversibilità ed irreversibilità dei rituali di sopravvivenza.

L’irreversibilità dei rituali di sopravvivenza crea difficoltà nella prospettiva della deistituzionalizzazione.
Le torsioni di ogni senso: vista, udito, olfatto, gusto, tatto, sessualità, linguaggio, percezione dello spazio e del tempo.

Duplice esito delle torsioni reclusive:
-Annullamento, deterioramento psico-fisico, incapacità di decostruire i rituali di sopravvivenza, suicidio
-Emersione di risorse vitali autonome; rielaborazione creativa dell’identità.
Ambivalenza delle risposte vitali, possono infatti manifestarsi ed operare, anche insieme.
Tre ordini di risposte:

-Risposte anestetiche (ricorso a farmaci endogeni, produzione di endorfine, o esogeni: alcool, gas, sigarette e altre droghe, o a tecniche empiriche per "bloccare il cervello").
-Risposte adattative: integrarsi totalmente nei rituali imposti dall’istituzione
-Ristrutturazione creative del rapporto col contesto (produzione di linguaggi espressivi): elaborazione dell’"io esisto" contro la negazione dell’identità da parte dell’istituzione e la riduzione a "non persona".

Le risposte accennate sottendono una dissociazione dello stato di coscienza.
Lo stato di coscienza dei reclusi oscilla infatti tra due poli:
-L’interiorizzazione dei dispositivi reclusivi (coscienza del reclusore)
-Fuga ed evasione in stati di autoreclusione volontaria inaccessibili al reclusore.

Una riflessione approfondita sull’esperienza estrema e visibile dell’istituzione totale consente di guardare con occhi diversi anche il disagio sociale, la difficoltà a vivere che nasce tra sbarre invisibili di relazioni sociali afflittive. Come il recluso involontario dell’istituzione totale, per sopravvivere fugge ed evade in stati di autoreclusione volontaria inaccessibili al reclusore, così la persona che percepisce come una prigione il mondo sociale in cui vive, fugge ed evade in stati di autoreclusione volontaria inaccessibili ai suoi reclusori involontari.
L’uso delle sostanze può manifestarsi come una forma di reclusione volontaria: malattia e cura insieme, di un contesto percepito come reclusivo.

Ecco perchè all’attività formativa di gruppo il progetto LIBERA considera indissolubilmente legato lo sportello psicomotivazionale: quest’ultimo infatti consente di tentare strategie maggiormente adatte alle individualità nella particolarità della loro originale ricerca.
Lo sportello inoltre è orientato, così come l’attività di gruppo, alla ricerca dei processi motivazionali anche per ciò che riguarda l’obiettivo sociale proposto dal progetto, in ultima analisi la tensione personale al mondo del lavoro.
La motivazione viene descritta dalla psicologia del lavoro secondo un approccio razionale-economico, sociale (affiliazione, lavoro in gruppo) e di autorealizzazione per il soddisfacimento di bisogni o di curiosità, di competenza, di successo.
Lo sportello psicomotivazionale è sensibile a questi approcci e ricerca le dinamiche su descritte di affiliazione, di relazionalità, di autorealizzazione delineandone l’andamento attraverso i colloqui.
Anche il lavoro di supervisione che coinvolge i due esperti della motivazione e i due responsabili degli osservatori, è orientato all’intervento in questi ambiti.
 

Alfabetizzazione
L’alfabetizzazione perseguita dal progetto è rivolta ai soggetti-bersaglio e comprende sia la conoscenza dei simboli linguistici e la decodificazione del contenuto a livello elementare che la successiva acquisizione di elementi base riguardo la dinamica delle imprese e del mercato del lavoro.
Alfabetizzazione di base:
per i corsi 2°-5°, 8 ore mensili per un totale di 96 ore per corso
per il 1° corso, 16 ore totali avendo già i soggetti seguito un processo di alfabetizzazione durante la fase sperimentale.

Tutoring e servizi di rete
L’intervento:

Questo programma, rivolto ai detenuti in misura alternativa , agli ex detenuti e alle loro famiglie, che sono presi in carico dal progetto, si propone di studiare le persone nel loro ambiente sociale e di utilizzare tali conoscenze allo scopo di aumentarne il benessere : è nello stesso tempo una ricerca e un intervento di aiuto.
Si tratta di un intervento di prevenzione terziaria (prima che si ripeta) che cerca di attenuare i problemi e le difficoltà di chi sta cercando di cambiar vita. E’ un’opera di riabilitazione, o meglio di emancipazione da un circuito chiuso, che mira al reinserimento e alla migliore accettazione nella società di ex detenuti, facendo recuperare loro autostima e sicurezza, cercando anche di migliorare la mentalità generale e la disponibilità del prossimo nei confronti di soggetti svantaggiati.
Ci sono sempre implicazioni di carattere sociale a monte di un disagio : questo intervento vuole, infatti, analizzare il contesto delle situazioni nelle quali le forze sociali sono lette come variabili che hanno influenzato e influenzano il comportamento del singolo individuo.
Se il comportamento umano è letto come il risultato dell’interazione tra persona e ambiente sociale, una sua variabile fondamentale, che è la libertà di scelta, può essere compromessa dalle poche opportunità e garanzie, da handicap sociali, dalla stigmatizzazione. In particolare la devianza, non può essere considerata proprietà degli oggetti o caratteristica di una persona, bensì risultato del processo simbolico di attribuzione della massa nei confronti di alcuni : si genera così etichettamento e interiorizzazione dello stigma. Occorre allora bloccare il passaggio dall’attribuzione all’atto.
Il territorio di appartenenza è il luogo operativo di intervento, sia per essere vicini alla realtà della situazione disturbata, sia per sollecitare il cd. sostegno sociale. Inoltre la conoscenza della rete sociale permette di descrivere la struttura delle relazioni interpersonali e dei sistemi sociali istituzionali e informali presenti nel territorio, ed ha l’ambizioso fine di modificare le rappresentazioni distorte di sé e degli altri.
Si vuole, poi, valutare in che modo gli effetti supportivi delle reti sociali sono percepiti dall’individuo. La sua stessa condizione di ‘bisogno’ non è intesa come carenza, mancanza di qualcosa che ostacola la realizzazione del soggetto, ma piuttosto come stato di tensione tra la persona e il suo ambiente.

Le modalità
Si interviene nelle aree nelle quali si esprimono le richieste degli utenti, cercando di agevolare le relazioni, la comunicazione., attivando o coordinando tutti gli interventi sociali necessari, rimettendo in moto scambi sociali bloccati.
Si individuano i sistemi supportivi (che saranno raccolti in una Banca Dati) :
questi sono suddivisi, in genere, in sistemi
formali: C.S.S., strutture pubbliche e private che operano nel campo della risocializzazione;
informali: gruppi primari (parenti, amici, vicini o comunque persone con cui si condividono idee, interessi) e aggregazioni spontanee di varia natura (gruppi di self-help, assoc. delle famiglie, ass. sportive).

In particolare è necessario conoscere i servizi : socio-sanitari, socio-educativi, di aiuto legislativo (disponibilità di associazioni di avvocati penalisti a offrire consulenza gratuita), ricreativi, culturali (a secondo delle esigenze dell’utenza), il loro funzionamento, le eventuali reti di collegamento.
-Si effettua una analisi preliminare delle connessioni sociali del soggetto in esame.
-Si evidenziano così le condizioni di marginalità, di carenza di legami e gli eventuali processi di socializzazione alla devianza, ma anche le forme di sostegno sociale emozionale, come informativo e strumentale, volto cioè all’aiuto per la risoluzione di problemi materiali. Si cercherà, così, di allargare o addirittura creare ex novo una rete personale. Un adeguato intervento potrà offrire al soggetto nuove occasioni di socializzazione, soprattutto nelle prime fasi del reinserimento, come per esempio opportunità di partecipare ad iniziative e frequentare centri sociali.
-Si mira alla partecipazione in associazioni, gruppi di quartiere, perché tale tipo di coinvolgimento, oltre ad offrire occasioni di dare e ricevere varie forme di aiuto, potenzia la stima di sé, la fiducia nelle proprie competenze e capacità.

Attenzione particolare viene data alla famiglia del soggetto preso in carico, sia perché essa rispecchia i contenuti di valore e le norme del gruppo di appartenenza, sia perché è il primo momento di incontro tra l’individuo e il sociale e quindi il più importante strumento per comprendere tale legame.
Dall’analisi della famiglia, effettuata attraverso l’osservazione partecipante, emergeranno, ad esempio, le condizioni economiche, lo stile di vita familiare, i legami affettivi , i valori , i riferimenti lavorativi e tutte le altre notizie che possono interessare per la migliore comprensione del caso.
Quando sarà necessario di ristrutturare una rete personale, perché quella esistente offre supporti inadeguati, occorrerà trovare, all’interno del gruppo primario, potenziali sostenitori - coniuge, genitori, amico intimo - da formare e appoggiare con gruppi di self-help.
La scelta del self-help è un rifiuto delle risposte di tipo ‘assistenziale’ a favore di una via attiva per la soluzione di problemi. Si formeranno, così, dei gruppi ristretti, fondati sull’interazione face to face, costituiti da queste persone che vivono la stessa esperienza, lo stesso disagio e sentono l’esigenza di costruire su basi rinnovate i legami con i loro congiunti. L’obiettivo è il sostegno emotivo, la fine dell’isolamento perché si permette ad ognuno di poter contare sul gruppo.

Gruppi di self-help
I gruppi di self help utilizzeranno lo spazio dello sportello psico-motivazionale dedicato alle famiglie (vedi Supporto psico-motivazionale).

-Ciascun gruppo è formato da dieci persone e si tiene quindicinalmente;
-gli incontri, della durata di un’ora e mezza, hanno un conduttore e un osservatore. Nei primi tempi il conduttore sarà l’ operatore che sarà dapprima un ‘facilitatore’ e tenderà, poi, a ‘mettersi da parte’ favorendo l’appropriazione dell’identità di gruppo, che è poi lo scopo primario di questo lavoro di supporto.
L’ingresso è preceduto da un colloquio preliminare con il trainer, con lo scopo di aiutare la persona a chiarire i propri bisogni e per favorirne l’inserimento. La possibilità di accedere è libera.
Durante gli incontri si tende a focalizzare l’attenzione sulle tematiche proposte di volta in volta dai partecipanti. E’ previsto monitoraggio periodico relativo al percorso, alla conduzione, alle tematiche emerse.
Il ruolo dell’operatore di rete si configura, quindi, come facilitatore piuttosto che come progettista o dirigente della costruzione della rete personale.
L’operatore svolge la funzione di filtro e di incontro tra bisogni e risorse, agendo come punto innovativo della rete stessa, per far entrare nei processi di cura quante più risorse e opzioni vi si possono integrare.
In particolare, egli si pone fra la persona e i suoi altri significativi come :

-promotore di energie per la soluzione di problemi (attraverso discussioni, counseling di gruppo) ;
-consulente(dando informazioni, consigli) ;
-coordinatore di aiuti esterni (specialistici, volontari) ;
-catalizzatore di aperture verso l’esterno per favorire nuovi contatti sociali (inserimento dell’utente in gruppi o associazioni del territorio).

L’operatore interviene, infine, tra la persona presa in carico e la sua famiglia e nuclei familiari con analoghi problemi (gruppi di auto-aiuto )
 

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