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Ignazio Ciaia
 

Biografia

Nato a Fasano il 27 giugno 1766, si trasferì a Napoli nel 1786 dopo la parentesi seminariale (dal 1775 al 1780 studiò <<grammatica>> nel seminario di Monopoli) e gli insegnamenti di retorica e filosofia di V. Cofano, padre antoniano: nella capitale il contatto con i circoli riformatori e illuministici lo spinse a dedicarsi agli studi letterari e storico-filosofici, trascurando quelli giuridici, da lui già molto poco amati. Il 1792 fu un anno di svolta, pieno di avvenimenti cruciali: il posto nella segreteria di Stato per le cose ecclesiastiche, gli approcci con gli intellettuali giacobini più rappresentativi, l’incontro con Carlo Lauberg. L’amicizia con quest’ultimo, che aveva fondato proprio in quell’anno un’Accademia di chimica che era servita in realtà per propagare le idee giacobine, si cementò con il loro sodalizio attivistico nella Società patriottica, una derivazione dell’antico tronco massonico.
Sfuggito alle feroci repressioni seguite all’apparizione della traduzione italiana della Dichiarazione dei diritti (alla quale aveva contribuito) e alle cospirazioni del 1794, fu arrestato il 26 luglio 1795 nella casa paterna di Fasano, col pretesto del rinvenimento in essa di una missiva di Ettore Carafa. Liberato il 25 luglio 1798, dopo un nuovo arresto e una breve detenzione a Bisceglie, fu chiamato dal generale Championnet alla fine di gennaio dell’anno successivo, a proclamazione della Repubblica avvenuta, a far parte del governo provvisiorio. Dopo tre giorni dal suo arrivo a Napoli (16 febbraio) ne ebbe la presidenza, subentrando a Lauberg e conservandola fino al 23 marzo, quando passò alla Commissione esecutiva per la difesa della città assediata dalle truppe borboniche e dai <<lazzari>> del cardinale Ruffo. Dopo la capitolazione del 19 giugno e la falsa promessa di espatrio in Francia, fu rinchiuso prima a Castel Nuovo e poi, con Mario Pagano e Nicola Cirillo, nel carcere di Castel Sant’Elmo; il 29 ottobre fu impiccato nel Castello del Carmine.


Testi

Di Ignazio Ciaia restano dieci poesie, pubblicate da Del Re nel 1851, e l’epitalamio A maggio, pubblicato da Giannantonio nel 1964; qui viene presentato un brano di un’ode scritta nel 1797 durante la detenzione a Castel Sant’Elmo, forse la poesia più bella delle poche superstiti, dove il cupo presagio di orrori e lutti imminenti si fonde con una delicata nostalgia di affetti domestici, di calore familiare.

È notte alfine: la diurna scena

d’orror più grato ricoperta io miro,

e alfin qui solo sulla mia catena

seggo e respiro.

Ombre di pace, e tu dell’ombre, o muto

Padre, o Silenzio, di una miser’alma

sia questo canto a voi dolce tributo,

dolce a me calma.

Aura serena che dal monte spiri

e il crin m’agiti e passi, oh! sul mio duolo

fermati: non faran pochi sospiri

tardo il tuo volo.

Qual noto suono di percossa sponda

vien di là, dove il colle in mar declina?

Ahi! forse è il lido amato, e forse è l’onda

di Mergellina.

Fiamma in minute fiaccole distinta

sulla città soggetta al guardo è duce;

ma, oh Dio! forse le larve accesa e tinta

han quella luce.

Forse col sangue chi di sangue vive

nuove registra vittime innocenti;

e il pallor nota, segna i detti, e scrive

anco i lamenti.

Madre, tu chiudi in dolce pace il ciglio!

Sposa, tu dormi ed ami! ... Ah! in questo istante

forse a te cruda mano invola il figlio,

e a te l’amante.

O notte, l’ali più funeste e gravi

su questa parte della terrea mole

deh! stendi, come allor quando regnavi

senza del Sole.

Parlò già Gallia col tonante editto,

e vita e pace e libertà ne manda.

Deh! t’alza, o Scozia, al gran vessillo invitto,

alzati Irlanda.

[...]

Ma, oh Dio! nel sen qual fremito si estolle?

Qual pallid’alba dal Vesevo appare?

Salve, o Luna; tu sei: mostrati al colle,

mostrati al mare.

Adduci a me la sospirata pace;

vieni augurio felice al mio dolore,

vieni, e cortese d’un languor che piace

scendimi al core.

E mentre io poso alla caverna in seno,

tu, per conforto della mia costanza,

pingini, o Luna, i dolci sogni almeno

della Speranza.


Bibliografia

Croce B.,La letteratura italiana del Settecento, Bari 1949, pp. 226-51;
Del Re L.,Ignazio Ciaia e le sue poesie, Napoli 1860;
De Ninno G.,Ignazio Ciaia, in I martiri e i perseguitati politici di Terra di Bari nel 1799, Bari 1915, pp. 130 ss.;
Giannantonio P.,Ignazio Ciaia ed un suo inedito epitalamio, in <<Filologia e letteratura>>, 10 (1964), pp. 45-90;
ID.,Ignazio Ciaia primo poeta martire del Mezzogiorno e dell’Italia moderna, in <<Rassegna pugliese>>, 1 (1966), pp. 1-13;
Pepe L.,Ignazio Ciaia martire del 1799 e le sue poesie, Trani 1899;
Pepe L.,Ciaia Ignazio, in Dizionario biografico degli Italiani, Roma 1961-, 25 (1981), pp. 100-03;
Sansone M.,Ignazio Ciaia poeta civile, in Terra di Bari all’aurora del Risorgimento (1794-1799). Atti del I Convegno di studi sulla Puglia nell’età risorgimentale, Bari 1970, pp. 81-118;
Semeraro Herrmann M.,Ignazio Ciaia. Impegno civile e opera poetica, Fasano 1976;
Sirignano M.,Ignazio Ciaia: l’Andrea Chénier della rivoluzione mapoletana, in Napoli: i Protagonisti del 1799, prefazione di M.. Iacoviello, Napoli 1998, pp. 103-10;
Sorrenti P.,Ignazio Ciaia, Bari 1966.