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dal mondo

AMERICA LATINA: PROLETARI E DISEREDATI
IN LOTTA CONTRO L’ORDINE IMPERIALISTA


Indice 

  • Centro America: la "pacificazione" che non c’è.
  • Colombia: sciopero generale della "region cafetera".
  • Bolivia: repressione e stato d’assedio contro gli scioperi generali.
  • Venezuela: via libera al FMI.
  • Paraguay: governo e "popolo di Dio" contro il proletariato.
  • Argentina: si sgonfia il "miracolo economico", riesplode la lotta.
  • Brasile: si estende la lotta degli operai e dei "Sem terra".
  • Cile: i minatori contro i nipotini dei "Chicago Boys"
  • Messico: 1° Maggio di lotta operaio e contadino.
  • Cuba: brutte per Clinton.
  • Da Città del Messico ai lavoratori di tutto il mondo...

    All’inizio degli anni ‘90 la "comunità internazionale" pronosticò l'avvento di una nuova era di risanamento economico, prosperità e democrazia per i paesi latinoamericani. La leva di tale miracolo sarebbe stata l'eliminazione di quanto restava del protezionismo statalista che i maggiori fra di essi avevano eretto nei decenni scorsi.
    Il miracolo c'è stato, ma solo -com'era ovvio- per le casse della finanza internazionale, che, grazie alla completa introduzione del "libero scambio", ha assoggettato le economie di questi paesi in maniera ancor più profonda di quanto non avesse fatto in passato. A prepararle il terreno e a coprirle le spalle ci ha pensato il libero utilizzo della forza militare dell'imperialismo, sia con gli interventi diretti degli Usa (come è accaduto a Panama o ad Haiti) sia con le azioni affidati alle forze armate o alle bande mercenarie locali.
    Ma questa nuova "alba" ha fatto ben presto i conti con le inevitabili contraddizioni del perverso meccanismo di sfruttamento imperialista, in primis con la reazione delle masse diseredate, dei "sem terra", del proletariato latinoamericano, sottoposti alla spoliazione più grande mai registrata nella storia del continente dai tempi di Cortes e di Pizzarro.
    Ed è su questa reazione di classe che intendiamo puntare i riflettori nella breve carrellata che segue. Essa raccoglie le notizie relative solo all'ultimo anno. E' già sufficiente, però, per mostrare che gli sfruttati latinoamericani si stanno rimettendo in marcia e che essa è sempre più oggettivamente unificata dall'abbraccio mortale in cui il capitale finanziario stringe l'intero globo alle vicende del proletariato statunitense e occidentale.

    La ripresa delle lotte dei proletari e dei diseredati dell'America Latina è un urgente appello alla classe operaia delle metropoli perché, nel riprendere la strada della propria riorganizzazione, raccolga i fili unitari tessuti dallo stesso capitalismo tra le diverse sezioni del proletariato mondiale e riannodi la trama del proprio esercito e del proprio programma. Cominciando a mettere a capo delle proprie rivendicazioni e della propria lotta la denuncia dell’aggressione imperialista all'America Latina e il sostegno incondizionato alla battaglia delle masse sfruttate di questo continente.

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    Centro America: la "pacificazione" che non c’è.

    La "pacificazione" in Salvador, Nicaragua e Panama, con le conseguenti ricette liberiste messe in atto dai rispettivi governi, ha prodotto i seguenti risultati: il 75% della popolazione in Nicaragua vive in stato di povertà; in Honduras e a Panama le percentuali sono del 70 e del 50%; il tasso di indebitamento medio di tutta l’area centro-americana raggiunge l’80% del prodotto interno lordo globale; nel corso dell’ultimo anno Honduras e Nicaragua hanno più volte razionato l’energia elettrica e il reddito pro capite al di sotto dei 675 dollari annui.

    Naturalmente non poteva mancare la benedizione del Santo Padre a tale "rinascimento". Il governo nicaraguense ne ha salutato l'arrivo intensificando la repressione contro studenti, lavoratori e dirigenti sindacali: in coincidenza con l'arrivo del papa è stata resa pubblica una lista nera che include i maggiori dirigenti delle lotte anti-governative che ci sono state nel 1995; all’inizio del ‘96 già si contavano 2 morti nella repressione del movimento studentesco, mentre proseguiva a passi da gigante l’espropriazione dei piccoli contadini indebitati con le banche.

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    Colombia: sciopero generale della "region cafetera".

    Condannata dalla divisione internazionale del lavoro alla monocoltura del caffè e della cocaina, messa in ginocchio dal crollo dei prezzi del caffè iniziato nel 1989 in conseguenza della sconfessione da parte del governo degli Usa del patto internazionale del caffè, soggetta al rigido controllo esercitato dall'imperialismo yankee dietro la bandiera della lotta al narcotraffico, la Colombia è stata guidata dal '94 da un governo (quello del "liberale" Samper) che ha accompagnato le privatizzazioni e lo smantellamento di quel che restava della "spesa sociale" con l'incrudimento della repressione della guerriglia.

    Nel luglio scorso i braccianti della "region cafetera" (tra Medellin e Cali) hanno dato luogo a un grande sciopero generale contro i proprietari delle piantagioni (che pagano 190 lire al chilo la raccolta del caffè) e gli Stati Uniti, il cui ambasciatore in visita ai territori "cafeteri" è stato dichiarato "persona non gradita" da molti municipi del Caldas.

    La risposta del liberale Samper è stata la proclamazione dello stato di assedio nell’agosto del 1995. La misura è stata ripetuta nel novembre dello stesso anno di fronte all'intensificazione delle lotte contro gli effetti della politica di austerità. Pur essendo inquisito per il sostegno a una delle famiglie di narcotrafficanti ed in attesa della decisione di Washington su un eventuale ricambio, Samper è stato lodato per aver portato, con i suo piani di austerità, notevoli benefici alle casse dei creditori della Colombia.

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    Bolivia: repressione e stato d’assedio contro gli scioperi generali.

    Il governo di Gonzalo Sanchez de Lozada è stato uno dei pupilli della Banca Mondiale, perché sarebbe riuscito a rilanciare l’economia del paese "controllando il deficit pubblico" e il "tasso d'inflazione". Naturalmente gli encomi della finanza mondiale non contemplano tra i risultati raggiunti con le violente politiche di risanamento altri significativi dati: la metà della popolazione vive senza elettricità, il 74% delle famiglie boliviane non usufruisce dei servizi basilari, sono state messe sul libero mercato, a prezzi di saldo, circa il 50% delle imprese pubbliche.

    Una forte ed estesa risposta delle masse lavoratrici boliviane non si è fatta attendere. Nell’aprile del '95, a seguito di una dura risposta del governo boliviano contro uno sciopero generale degli insegnanti, la Central Obrera Boliviana (Cob) ha proclamato una serie di scioperi generali, in corrispondenza dei quali, nelle maggiori città, si sono tenute combattive manifestazioni di piazza. Il governo ha risposto con lo stato d’assedio ed il divieto di riunione in pubblico per 90 giorni. La polizia ha fatto irruzione nella sede della Cob a La Paz e ha trasportato i massimi dirigenti sindacali presso una base aerea e successivamente in un penitenziario sconosciuto.

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    Venezuela: via libera al FMI.

    Il governo Caldera, eletto dopo le violente manifestazioni contro le riforme economiche ispirate dal FMI, è stato l’ultimo a cedere alla pressione della finanza internazionale. Caldera ha tentato nel corso del 1995 di reintrodurre un "controllo dirigista dell’economia", rifiutandosi di aderire alle proposte di "liberalizzazione" "caldeggiate dal FMI", riproponendo, almeno a parole, la sua politica populista e nazionalista del ‘69, quando salì per la prima volta alla presidenza della Repubblica. Ma l’effetto combinato della pressione imperialista e di un economia già abbondantemente integrata e debitrice della maggior parte delle risorse petrolifere verso le banche del Nord, ha trasformato il vecchio populista in un "neo liberista" che, abbandonati i propositi iniziali, ha contratto un prestito col FMI con relative condizioni capestro e piani di austerità sulla pelle degli sfruttati. Nel corso del 1995, inoltre, si ripercuoteva sul paese la crisi finanziaria di tutto il continente riaccendendo la lotta dei lavoratori; e questo è stato un altro dei motivi per i quali Caldera ha desistito dalle sue rivendicazioni nazionaliste, che rischiavano di ispirare "serie resistenze antimperialiste" da parte dei lavoratori.

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    Paraguay: governo e "popolo di Dio" contro il proletariato.

    Il 28 marzo, i sindacati paraguaiani insieme alla Centrale contadina, hanno organizzato una grande mobilitazione di massa, contro le misure di austerità del governo Wismosy. Mobilitazione che si è conclusa con una vittoria sul fronte delle richieste salariali. Poco dopo il generale Oviedo, appartenente a una setta , il "Popolo di Dio", la cui struttura è inserita nel partito di governo, ha minacciato un colpo di stato, progetto fermato dalla mobilitazione proletaria che ne è seguita. Il braccio di ferro tra i lavoratori e il governo continua. Il 2 maggio ad Assuncion i lavoratori sono scesi in piazza per la riforma agraria. Gli scontri con la polizia sono stati violentissimi, molti i feriti, centinaia gli arresti.

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    Argentina: si sgonfia il "miracolo economico", riesplode la lotta.

    Il tanto osannato "miracolo economico" argentino non decolla nonostante la drastica riduzione dell'occupazione (nella sola compagnia petrolifera si è passati da 50.mila a 6mila addetti), i pesanti tagli ai salari e la svendita della maggior parte dell’apparato produttivo e finanziario del paese agli usurai imperialisti. Tra i risultati economici raggiunti dalla cura liberista: la drastica riduzione dell’occupazione (nella sola compagnia petrolifera si è passati da 50.000 a 6000 addetti), il taglio netto dei salari.

    Il generale impoverimento della popolazione argentina si è ulteriormente approfondito quando, nell’aprile 1995, il governo ha adottato nuove misure di austerità in seguito alle ripercussioni del collasso finanziario messicano (nuove tasse, cessione delle centrali idroelettriche, degli impianti petrolchimici e delle restanti quote delle imprese ancora in mano al governo).

    Sul fronte politico il governo da un lato rinnova l’amnistia per i generali golpisti, dall'altro lancia un'offensiva contro le madri "de Plaza de Mayo". Che non si tratti di una misura rivolta al passato risulta evidente dall’atteggiamento sempre più repressivo della polizia di Menem contro le risposte dei lavoratori al piano di austerità. Nell'ottobre '95, per due giorni, la città di Cordoba è sconvolta da una rivolta contro il ritardo nei pagamenti degli stipendi dei dipendenti pubblici. La protesta si estende ad altre città: a Mendoza si conclude con 9 feriti e 20 arresti, a Jiusi e in altre località la polizia spara sulla folla con proiettili di gomma.

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    Brasile: si estende la lotta degli operai e dei "Sem terra".

    Il Brasile di Cardoso segue un percorso simile a quello dell’Argentina. L’"apertura economica ai capitali esteri" e la svendita del patrimonio produttivo (di cui ha ampiamente usufruito il capitale italiano) hanno distrutto anche quella capacità di esportare merci che per anni è stato il vanto di un economia piuttosto monca e dipendente dall’imperialismo. Negli ultimi mesi esplodono tutte le contraddizioni di fondo del aese, compresa quella di una riforma agraria mai attuata. Con esse riparte la lotta di massa.

    Nei primi mesi del ‘95 parte la lotta dei lavoratori portuali di Santos, lo scalo marittimo più grande del continente. Entrano quindi in agitazione i lavoratori dei pozzi petroliferi, contro i quali interviene l’esercito. Nel settembre del 1995 insorge la Favela di "Nova Holanda" di Rio. Di fronte al dilagare della protesta proletaria, Cardoso si adopera per mettere in atto la requisizione di beni delle organizzazioni sindacali.

    Le agitazioni operaie danno un nuovo impulso al movimento dei "Sem terra", che rivendica la redistribuzione delle terre in un paese dove il 46% di esse è tenuto in mano dall'1% dei proprietari. Il governo cede una parte delle terre dell’esercito, quelle situate in luoghi aspri ed incoltivabili, per smorzare la protesta. Inutile. Per proteggersi dalla rabbia e dalla protesta organizzata di braccianti e contadini i latifondisti devono schierare le loro truppe private, spesso affiancate da quelle governative. Nell’aprile del 1996 i contadini occupano la strada statale che collega il paese alla Transamazzonica, per protestare contro la mancata assegnazione delle terre promesse dal governo. La polizia spara e massacra 23 contadini.

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    Cile: i minatori contro i nipotini dei "Chicago Boys"

    Il paese anticipatore della politica ultra liberista e filo statunitense prosegue senza soluzione di continuità l’attacco ai lavoratori e la repressione delle loro lotte.

    Il ripiano dei conti pubblici tanto decantato da parte del governo e del FMI è ottenuto con il contributo vitale della requisizione dei fondi pensione. L’11 settembre, nel corso delle mobilitazioni per l’anniversario del golpe Pinochet (attuale capo delle forze armate), la polizia spara contro i manifestanti riuniti davanti al palazzo della Moneda: 3 morti.

    Negli ultimi mesi del 1995 riprendono gli scioperi dei minatori, in particolar modo nelle miniere di rame di Escondida. Nel mese di maggio uno sciopero blocca la miniera di rame più grande del mondo.

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    Messico: 1° Maggio di lotta operaio e contadino.

    I mercati finanziari non hanno fatto in tempo a registrare in cassa gli introiti della "messa all’asta" dell’intero Messico, che la più grande crisi finanziaria degli ultimi anni ha riportato nelle stanze della Banca Mondiale gli effetti di ritorno della rapina finanziaria e commerciale sancita dagli accordi NAFTA. Un pugno di finanzieri internazionali ha acquistato a prezzi di saldo le intere risorse finanziarie del paese, convogliando poi quanto realizzato verso lidi più remunerativi ai ritmi della conquistata globalizzazione dei mercati. La richiesta del saldo di interessi, che rappresentavano lo sfruttamento di intere generazioni di proletari a venire, ha provocato una vera e propria crisi di insolvibilità del Paese. La soluzione a questo inconveniente del libero mercato è stata per la Banca Mondiale (che altri argini non può conoscere) l’intensificazione, con mezzi più centralizzati e duri, dell’esproprio delle risorse messicane e lo sbaraccamento delle residue garanzie per i lavoratori. Ma se i "meccanismi di controllo finanziario" hanno temporaneamente arginato l’irrazionalità del cosiddetto libero mercato, non hanno, però, potuto impedire che l’assorbimento di fatto dell’economia messicana a quella statunitense stabilisse legami oggettivi tra i proletari e gli sfruttati messicani e gli operai nord-americani. Non ha potuto impedire che i contadini poveri del Chiapas insorgessero, lanciando richiami più volte concretamente raccolti dai proletari della metropoli messicana in lotta contro le misure di austerità e la repressione del governo.

    L’ultimo episodio di questo percorso di lotta sono state la grandi manifestazioni del 1° maggio, nel corso delle quali mezzo milione di lavoratori ha sfilato in piazza contro il governo.

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    Cuba: brutte per Clinton.

    Nonostante l’intensificarsi della pressione imperialista, sia quella dalla faccia cattiva a stelle e strisce che quella soft del capitale europeo - tanto concorrenziale con quello Usa da minacciare ritorsioni economiche contro gli Stati Uniti in risposta al blocco imposto alle merci straniere a Cuba con la legge Helms-Burton -, nonostante questo Clinton ha dovuto incassare: le acclamazioni di Castro da parte dei neri di Harlem (veri "partner" delle masse cubane) durante le celebrazioni delle Nazioni Unite dell’ottobre 1995; una manifestazione di 1 milione di persone all’Avana in occasione del 1° maggio di quest’anno.


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    Da Città del Messico ai lavoratori di tutto il mondo...

    Quello che segue è il testo di un appello lanciato dal SUTAUR, un piccolo sindacato messicano a impronta "alternativistica" (durante le grandi manifestazioni del 1° maggio a Città del Messico è stato tra gli animatori di un corteo parallelo a quello "ufficiale"). Lo pubblichiamo integralmente perchè esso è fortemente indicativo della buona piega verso l'internazionalismo che stanno prendendo le lotte in Messico. Ancora con molti limiti e diverse debolezze? Sicuramente. Ma con lo sforzo di sollecitare la rimozione di quel fattore che è la vera causa tanto degli uni quanto delle altre: l'indifferenza della classe operaia occidentale verso le lotte degli sfruttati latinoamericani. Segnaliamo che a Chicago sono sorti diversi comitati in appoggio della lotta dei lavoratori del trasporto urbano di Città del Messico....

    Ai lavoratori e ai rappresentanti sindacali italiani
    Ai lavoratori di tutto il mondo

    Compagni lavoratori:
    il mio nome è Jorge Cuellar Valdez e mi trovo davanti a voi in rappresentanza di 12mila lavoratori del Transporto Urbano di Città del Messico.
    Come alcuni di voi sanno, l'8 aprile '95, siamo stati licenziati a causa della privatizzazione dell'impresa di trasporto pubblico Ruta-100.
    Le conseguenze di qusto brutale oltraggio ai diritti dei lavortaori sono state:

    -11 dirigenti e l'avvocato incarcerati con accuse pre-confezionate;
    -12mila lavoratori licenziati senza alcuna giustificazione;
    -80mila famiglie legate a questi lavoratori senza mezzi di sussistenza;
    -tre omicidi in stile mafioso;
    -25 milioni di dollari, patrimonio dei lavoratori, frutto di 13 anni di lavoro, sequestrato arbitrariamente dal governo messicano.

    Il motivo della mia presenza obbedisce alla necessità di sollecitare il vostro appoggio e la vostra comprensione al nostro problema, ancora irrisolto nonostante la resistenza di 12 mesi che chiedeva una soluzione.

    Noi ci avviciniamo a voi perchè consideriamo che i lavoratori siano un'unica classe e condividano i medesimi problemi.
    -Qualunque dirigente o lavoratore che conosce la lotta del movimento operaio ci capirà;
    -Qualunque persona che abbia vissuto un licenziamento o uno sciopero ci appoggerà;
    - L'appoggio che abbiamo ricevuto da voi, ha permesso che Amnesty International raccomandasse al governo messicano una giusta soluzione al nostro problema;
    - Noi lavoratori continuiamo a essere sempre licenziati e i nostri dirigenti rimangono in carcere, in qualità di ostaggi, per obbligarci ad accettare una soluzione ingiusta di privatizzazione;
    - Il capitale non ha frontiere, noi lavoratori non dobbiamo accettarlo, non dobbiamo permettere che ci dividano. Durante il periodo in cui abbiamo intrapreso la lotta, abbiamo verificato l'importanza dell'unità internazionale;
    - Compagni, se noi lavoratori siamo la forza produttiva che fa muovere l'economia del mondo, allora perchè permettere che calpestino i diritti più elementari che abbiamo, in qualità di esseri umani?
    - Dimostriamo questa forza appoggiando la lotta dei lavoratori in qualsiasi parte del mondo.

    Molti sono i fattori che mantengono ancora in lotta i lavoratori di SUTAUR-100:

    -La coscienza di classe e la preparazione ideologica della maggioranza dei lavoratori;
    -La consapevolezza di essere di fronte a un'ingiustizia manifesta e a un'imposizione dittatoriale contro i nostri interessi da parte di un autoritarismo arbitrario;
    -La fiducia degli operai, degli studenti e del popolo del Messico che ci spingono, che ci appoggiano moralmente ed economicamente. E' chiaro che il popolo desidera che il SUTAUR-100 vinca la sua battaglia e venga fatta giustizia.

    Continueremo in questa lotta per tutto il tempo che sarà necessario, cercando la solidarietà del popolo del Messico e dei lavoratori di tutto il mondo:

    -Vi saremo grati se ci invierete copia del versamento fatto, per poter effettuare controlli interni e per potervi ringraziare dell'appoggio che potrete offrire;
    -Suggeriamo che tutto l'appoggio economico che ci offrite sia versato sul conto aperto a questo scopo N. 760878-5 succursale di BANAMEX n.566 a nome di Emilio Krieger e Jesus Gonzales Schmal.
    Per maggiori informazioni, i numeri di fax del SUTAUR-100 sono: 005-5-7004107 e oo52-5-5532696; i numeri di telefono sono 0052-5-5581299, 5582484, 2861398, 2861944 chiedendo di Fernando Garcia, Augustin Penilla o Jorge Cuellar Valdez.

    Viva la lotta dei lavoratori di tutto il mondo!

    Jorge Cuellar Valdez

    Secretario de Interior y Actas

    Comkte Ejecutivo Central SUTAUR-100.

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